Chiesa S. Agostino

La chiesa, in origine dedicata a S. Martino, venne edificata verso la metà del ‘200, nella parte sommitale del colle su cui sorge il paese. Ospitò personaggi di grande fede come S. Nicola da Tolentino che qui soggiornò per circa un anno. Durante la sua lunga esistenza, ha subito due radicali opere di trasformazione che hanno completamente cancellato l’antica struttura medievale. La prima risale alla seconda metà del ‘500, mentre la più recente che gli ha dato le forme attuali, venne intrapresa nel Settecento. Divenuta, nel 1861, proprietà della neonata Amministrazione del Fondo per il Culto del nuovo Stato italiano e chiusa al culto, la chiesa di S. Agostino continuava pur sempre ad essere riferimento importante di devozioni e tradizioni.

Prima fra tutte quella dell’altare-santuario della Croce Santa, simbiotico e plurisecolare istituto civico-religioso (sul margine inferiore della tela dell’altare che illustra la leggenda della Croce, sono congiunti, dentro un unico scudo, gli stemmi agostiniano e municipale). La chiesa era inoltre sede della popolare ed agostiniana Confraternita della Cintura e di secolari liturgie, vi aveva posto, “in cornu epistulae”, un organo del veneziano Gaetano Callido, delle cui armonie si sentiva la nostalgia., sotto il pavimento erano sepolti gli antenati della gran parte dei montecosaresi, compresi i notabili del paese con nome di famiglia ben in vista dei fedeli. La popolazione, dunque, non finiva di premere sul sindaco perché essa tornasse ad essere quello che era sempre stata e il sindaco non finiva di chiedere all’Amministrazione del Fondo per il Culto il permesso di farla di nuovo officiare. Il Fondo per il Culto fece finalmente sapere di non avere nulla in contrario, ma alla sola condizione “che l’officiatura debba restare ad esclusivo carico del Municipio” insieme ad ogni altro peso, responsabilità o eventuale pretesa di terzi.

Il Comune, allora, procedette formalmente a “richiedere la chiesa annessa al convento dei soppressi Agostiniani di questo luogo con quanto in essa si contiene sia in arredi e suppellettili sacre sia in mobili, e tutt’altro esistente e necessario all’esercizio del culto”. Ormai certo che la chiesa sarebbe stata affidata al Comune, il sindaco Carlo Malerbi, allarmato e indispettito dalle prediche pasquali del 1864, “ostili verso il Governo e verso la pubblica rappresentanza municipale”, che – riferì minacciosamente in Consiglio – “provocano nella popolazione attriti e conflitti invece che rispetto e sottomissione alle leggi”, vi fece trasferire dalla Collegiata, dove quelle prediche risuonavano, le cerimonie religiose di stretta tradizione civica, nonché il municipale “banco ligneo” con spalliera e grande stemma scolpito di Montecosaro, cioè il lungo sedile per i “signori del Magistrato” (i dirigenti comunali) alle cerimonie religiose, tuttora nel presbiterio.

Il 5 Agosto 1868, “in forza di cessione stipulata con l’Amministrazione del Fondo per il Culto”, anche la chiesa di S. Agostino divenne, come amava dire Malerbi, “municipale”. Soluzione assai bizzarra, specie di limbo proprietario e gestionale, fonte di trascuratezze e polemiche fino ad oggi. La proprietà giuridica della chiesa resta tuttora dell’Amministrazione del Fondo per il Culto, che fa capo al Ministero degli Interni.

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