Chiesa S. Maria a Pie’ di Chienti

STORIA

La chiesa presenta elementi e caratteri architettonici talmente singolari tanto da poter essere collocata tra i monumenti religiosi più interessanti d’Italia. Analogie con la chiesa in esame sono infatti limitate a pochi casi isolati riconoscibili nel Duomo di Aversa, nel duomo di Acerenza, nell’incompiuto ampliamento della SS. Trinità a Venosa e nel S.Antimo presso Castelnuovo dell’Abate a Siena. La Chiesa di S. Maria a Pie’ di Chienti, detta anche SS. Annunziata, sorge sulla sponda sinistra del Chienti, a pochi chilometri dalla foce del fiume. Le più antiche notizie non controverse su di essa e sull’annesso monastero sono di origine farfense e risalgono all’anno 936. Ipotesi molto diverse sono state invece formulate circa la data esatta dell’edificazione dell’attuale chiesa.

Un’epigrafe all’ingresso indica l’abate Aginolfo quale patrocinatore dell’edificio ed un’altra iscrizione, oggi all’interno della facciata, reca la data 1125, anno in cui Aginolfo fu eletto abate di Farfa. Gli storici sembrano concordare nell’associare proprio a questi anni il completamento dell’attuale edificio. E’ comunque abbastanza evidente che la chiesa ripeta forme comuni all’architettura cluniacense e perciò la costruzione potrebbe essere considerata un esempio di architettura lombarda su schema borgognone. Le absidi semicircolari che nella parte inferiore si aprono verso il deambulatorio attraverso sette arcate a diametro oltrepassato, farebbero pensare che gli architetti operanti in quest’area, di sicuro influsso bizantino, si fossero ispirati a modelli orientali, forse tramite analoghi esempi dell’Italia Meridionale.

Certo è che alla fine del ‘300 o agli inizi del ‘400 furono eseguiti lavori che mutarono l’aspetto della chiesa di S. Maria nelle forme che ancora oggi, sostanzialmente, rimangono. E’ proprio in questo periodo che l’abside superiore fu interamente ricoperta dagli affreschi. Non originale è certamente anche la facciata, ricostruita tra il XVII ed il XVIII secolo. Alla stessa epoca risale probabilmente un’intonacatura dell’interno e la costruzione di un grande scalone centrale di raccordo tra i due piani eliminato col restauro del 1925, sostituito con due gradinate laterali a loro volta eliminate agli inizi degli anni ’60 e sostituite con una scala di collegamento nel braccio destro del transetto.

S. Maria appartenne a Farfa fino al 1477, quando Sisto IV assegnò la chiesa e tutti i suoi beni all’ospedale di S. Maria della Pietà di Camerino al quale tuttora appartengono. La campana, tuttora in uso, risale al 1425.

ARCHITETTURA

L’organismo presenta un impianto originale nel quadro dell’edilizia religiosa marchigiana. La pianta si articola in tre navate; quella centrale è più ampia rispetto a quelle laterali sulle quali si imposta il matroneo.
Le navate sono sostenute da dieci pilastri per lato; il prospetto posteriore della pianta mostra inoltre un deambulatorio semianulare che lascia emergere verso l’esterno tre absidiole radiali.

La facciata settecentesca, che ha subito diversi interventi di restauro tra il secolo XV ed il secolo XVII, è ritagliata da finestre squadrate e mostra lievi segni di grandi archeggiature. 
Sul lato destro
della chiesa risaltano le parti di restauro, ovvero tutta la parete della navatella e la zona terminale della navata centrale, con due monofore ad un livello più basso rispetto alle altre quattro ed un piccolo campanile a vela.

La fiancata sinistra è la meglio conservata; mantiene infatti la scansione delle paraste, le cornici a dentelli di sottotetto e gli archetti pensili lungo la nave maggiore, nella quale si aprono quattro grandi monofore per lato.

Il prospetto posteriore rappresenta un episodio architettonico di particolare forza espressiva, che scaturisce dalla sapiente giustapposizione di corpi geometrici formalmente coordinati in una struttura massiccia e chiusa.
Il gruppo absidale risulta infatti composto dall’incastro e sovrapposizione di volumi poligonali e cilindrici: le tre cappelle semicircolari, alla base; l’emiciclo sfaccettato del deambulatorio, sviluppato su due piani ed il rivestimento poligonale dell’abside superiore.

L’interno del tempio è contraddistinto dal taglio netto di un secondo piano di calpestio, che divide orizzontalmente lo spazio a partire dalla metà dell’aula. Il piano inferiore della chiesa è articolato da numerosi sostegni: venti pilastri di varia forma che definiscono le tre navate di dieci campate, cinque colonne laterizie che sostengono il piano superiore (suddividendo in altre navatelle la seconda metà della nave centrale) e sei colonnine poggianti su un basso muretto che delimitano il semicerchio del deambulatorio. Sui piedritti e sugli archi corrispondenti ricadono le spinte della soffittatura, formata da piccole volte a crociera che ricoprono le navate laterali, il deambulatorio e la metà posteriore dell’aula. Sopra l’atrio di ingresso si nota una volta a vela, a sostegno di un palco superiore che collega i due matronei. Gli archi ai lati di questa sono stati tamponati, così come l’arco alla quarta campata. Molti pilastri presentano inoltre rinforzi in muratura, realizzati probabilmente in occasione della costruzione del piano superiore. Quest’ultimo è oggi raggiungibile mediante una scala sul fianco della navata destra.

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2 commenti to “Chiesa S. Maria a Pie’ di Chienti”

  1. E’ stata una gradevole e affascinante lettura, forse un po’ troppo tecnica. Tuttavia è bene apprendere anche gli aspetti squisitamente tecnici. Per quale ragione non è riportato l’autore della nota? Giuseppe Perugini

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