Arrotino

L’arrotino dei tempi passati possedeva una bicicletta sormontata da una mola di pietra, che per girare era collegata con delle cinghie ai pedali. Si dotava anche di una borraccia di acqua che serviva per raffreddare i metalli. Girava per le strade gridando “Donne è arrivato l’arrotino!”, un tormentone che molti under 35/40 non hanno mai sentito riecheggiare per le vie del paese, ma che molte altre persone invece rimpiangono.

L’arrotino affilava i coltelli, forbici e forbicine, falci e accette. Era l’artigiano che si occupava della molatura di quelle lame non più taglienti. In quegli anni non si buttava niente, qualunque attrezzo malfunzionante veniva aggiustato, riparato, rimodellato, ripristinato, riusato. Spesso l’arrotino, per arrotondare i guadagni, svolgeva anche altre l’attività: riparazione di ombrelli, cucine a gas, fornelli, ecc.

Spinto dal bisogno, conquistava nuovi mercati fuori dalla propria città, ampliando il territorio di competenza. Era faticoso farsi una clientela, occorreva affinare il proprio mestiere e mantenere prezzi competitivi. E quando si trovava a lavorare fuori dal proprio paese, spesso si accontentava di una fetta di pane con il pomodoro e, a volte, di qualche piatto caldo che gli veniva offerto da qualche brava cliente.

Il mestiere dell’arrotino veniva tramandato di padre in figlio. Un “mestiere errante” ma gelosamente custodito.

Negli anni Settanta l’arrotino apre bottega, cessa quasi completamente di fare l’ambulante, diventa commerciante con un luogo fisso di lavoro. Oggi c’è molta professionalità, competenza e specializzazione nell’eseguire un lavoro, a regola d’arte. Infatti chi svolge questo particolare lavoro di molatura possiede certamente nozioni di tecnologia dei materiali, conoscenza degli acciai e dei trattamenti termici, nonché nozioni sui materiali, abrasivi e norme di sicurezza. Nella società e nel mondo produttivo tutto cambia.