Stagnino

Il lavoro dello “stagnino”, antico mestiere itinerante, nel passato ha avuto una grande importanza. Con il suo lavoro e con la vasta produzione di oggetti riusciva a soddisfare tutti quei bisogni di cui una famiglia necessitava.

Era un saldatore che si stabiliva temporaneamente nelle piazze dei vari paesi, e dopo aver preparato il suo riparo e la sua fucinella portatile, alimentata a carbone, attendeva le massaie che gli portassero secchi, padelle e pentole da aggiustare e da stagnare.

Nella sua bottega realizzava tantissimi oggetti da casa e da lavoro (caffettiere, imbuti, secchi, ecc.), utilizzando la lamiera di ferro dolce, duttile alla piegatura per far assumere all’oggetto la forma voluta. Le giunture si ottenevano sovrapponendo i lembi, per poi perforarli nel contorno e chiodarli con ribattini sempre di ferro. Infine i bordi venivano riempiti con lo stagno che veniva fuso con l’apposito attrezzo arroventato nella fucina.

Figura simile era il “ramaio” ed il suo arrivo era accompagnato dal tintinnìo del rame per richiamare l’attenzione della clientela nelle strade. Il ramaio costruiva pentolame da cucina: casseruole, tegamini, padelle, brocche, paioli per il camino, ma anche secchi per attingere l’acqua, la pompa per irrorare i vigneti, lucerne, lumi a petrolio e scaldini. Inoltre soprammobili, pezzi di autentico artigianato artistico con tecniche acquisite dall’Ottocento.
Il ramaio ambulante provvedeva anche alla riparazione delle pentole bucate.