Scartozzata

Verso la fine di Settembre, quando le pannocchie di granturco erano mature e venivano accatastate sull’aia in cerchi, nei casolari campagnoli si svolgeva la scartozzata che consisteva nel togliere alle pannocchie di granturco le foglie. L’ora più propizia era il tramonto, nella notte il lavoro continuava alla luce di lumi ad olio ed acetilene. Si riunivano uomini e donne dei casolari vicini e la festa giungeva al culmine con i canti degli innamorati e degli scartozzatori, che erano accompagnati dai suonatori di organetto. L’allegra compagnia alternava a canti d’amore simpatiche stornellate durante il lavoro notturno; il tutto mentre veniva servita polenta sulla spianatora, innaffiata da buon vino che rendeva meno monotono il lavoro. I più giovani ballavano il saltarello mentre i vecchi si cimentavano in lunghi cori e stornelli. Gli sfogli raccolti venivano utilizzati per il pasto alla mucche e per fare comodi pagliericci (materassi). Il granturco sfogliato veniva essiccato al sole e poi portato con i carri ai mulini per la macinatura dove veniva ricavata farina.

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