I marchigiani

  • I marchigiani, quelli un po’ grezzotti, con il dialetto duro, dai suoni gutturali, come se fossero sempre arrabbiati.
  • I marchigiani, quelli che hanno tutti più o meno la “casa della loro”, perché i “vecchi” hanno insegnato l’arte del risparmio.
  • I marchigiani, quelli che si alzano presto, lavorano, escono dal lavoro, vanno a “d’acquà l’ortu, passano a stroà nonna e pijà li munelli “.
  • I marchigiani, quelli delle sagre di paese, del ciauscolo e dei vincisgrassi, di Leopardi e Mattei, della Montessori e del Crivelli.
  • I marchigiani, quelli che hanno il cuore grande.
  • I marchigiani, che sono abituati a lavorare a testa bassa senza tanti orpelli, a non piangersi addosso e in meno di un quarto di secolo affrontano, ricominciano e superano due terremoti, due alluvioni e una crisi economica grave quanto un disastro naturale.
  • I marchigiani, quelli che  il futuro non crolla, insieme ricominciamo, daje jò, forza e coraggio, rimmoccate sse maniche e tira via.

Noi, marchigiani, che siamo pronti a tutto e riceviamo poco e niente, stavolta una cosa la chiediamo: RISPETTO, PER I MORTI, PER LE PERSONE SENZA CASA, PER CHI HA DI NUOVO PERSO TUTTO. Perché ai marchigiani possono portar via tutto, ma la dignità, quella, no.

Egizia Marzocco

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