Commemorazione dei caduti, inaugurazione targa a ricordo della liberazione di Montecosaro e ritorno dei resti di Pio Castignani

Pio Castignani

Il 4 novembre è la giornata dell’Unità Nazionale, è la giornata delle Forze Armate ed è il giorno della commemorazione dei caduti e dei dispersi di tutte le guerre, ma anche del ringraziamento ai militari in servizio, in Italia e nelle missioni internazionali di pace all’estero. Tra i compiti dell’Associazione Combattenti e Reduci, vi è quello di riportare alle famiglie, i resti dei loro cari caduti in combattimento o morti per malattie nei campi di prigionia.

Otto anni fa vennero riconsegnate alle famiglie le salme di 7 soldati caduti durante l’ultimo conflitto mondiale, sepolti nei cimiteri monumentali tedeschi.  Tra questi c’era anche un nostro compaesano.

Domenica 7 novembre, dopo 79 anni da quando salutò per l’ultima volta i suoi cari, tornerà finalmente a casa il nostro concittadino Pio Castignani. Ad accoglierlo nella chiesa di S. Agostino ci sarà il figlio Carlo, i suoi parenti, le autorità, il picchetto d’onore e la cittadinanza tutta di Montecosaro.

Classe 1907, figlio di Annunziata Mandolesi, che aveva appena perso il marito Pio in seguito ad un incidente agricolo, appena ventenne svolse il servizio militare a Bari nell’artiglieria da campagna.

Tornato a casa, nel 1937 sposò Ida Scoppa e l’anno successivo nacque Pia Maria, in ricordo del padre che non aveva potuto conoscere. Nel 1941 nacque poi il secondogenito Carlo. A 35 anni la Patria lo richiamò alle armi. Pio preferì ubbidire lasciando la moglie e i suoi due piccoli figli, piuttosto che rifugiarsi da latitante sui monti dell’entroterra marchigiana. Nel marzo 1943 fu trasferito al fronte a supporto del piccolo aeroporto di Sciacca in Sicilia. Venne assegnato alla postazione contraerea dislocata sul lungomare, sopra un carro ferroviario. A seguito di un’incursione aerea, alle ore 11:10 del 21 maggio 1943 fu colpito a morte dal fuoco nemico. Quel giorno persero la vita 32 militari italiani, 7 militari tedeschi e 8 civili. Nel 1958, dal cimitero di Sciacca furono riesumati 38 militari italiani e traferiti al Sacrario di Enna e tra questi il nostro PIO. Allo strazio della famiglia per la perdita del suo caro, si aggiunse quello della mancata comunicazione di questa esumazione.

Al termine della funzione religiosa, il corteo si sposterà in Piazza Trieste dove, alla presenza del sindaco Reano Malaisi, del Presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci Albino Mataloni, del presidente del Centro Studi Montecosaresi Fabrizio Quattrini e del vice presidente Marco Iommi che ripercorrerà le vicende storiche della liberazione di Montecosaro, delle rappresentanze delle varie associazioni combattentistiche e d’arma e della banda musicale dell’Annunziata, saranno deposte due corone d’alloro sulla lapide dei caduti di tutte le guerre.

La cerimonia proseguirà con l’inaugurazione di una targa a ricordo della liberazione di Montecosaro dall’occupazione nazista avvenuta il 29 giugno 1944, giorno di S. Pietro e Paolo, grazie all’intervento del II Corpo d’Armata polacco guidato dal gen. Anders. Gli stessi soldati con una colletta, raccolsero i fondi per offrire alla comunità di Montecosaro i due affreschi ai lati dell’altare maggiore della chiesa Collegiata, che il pittore Vincenzo Monti stava realizzando.


29 giugno 1944 – LA LIBERAZIONE

Con il primo sole un assordante rombare di motori annuncia l’arrivo dell’esercito alleato. Nella notte era successo che un contadino, sventolando un lenzuolo, aveva appena passato il Chienti e comunicato agli avamposti che i tedeschi erano in ritirata. I reparti polacchi avanzano e con loro una valanga di mezzi cingolati. Dal cielo li guida un piccolo aereo nel quale, mi dicono, ci sia il comandante del Corpo polacco, generale Anders”.

Era il giorno di S. Pietro e Paolo. I soldati, dopo che con potenti ruspe avevano spianato i crateri e le macerie del mulino Zazzini fatto saltare in aria dai tedeschi, fanno il loro ingresso in paese passando per la strada della Croce con i potenti carri armati Scherman.

Ad attenderli una folla festante che li saluta entusiasticamente.

Intanto un soldato tedesco di origini polacche che aveva disertato, indica ai compatrioti i punti dove si trovano le mine che i tedeschi avevano piazzato per rallentare la loro ritirata, in particolare quelle del campo sportivo e di S. Rocco. Poco dopo gli artificieri polacchi si mettono all’opera per disattivarle.

Gli stessi soldati raccolsero dei soldi per offrire alla nostra comunità i due affreschi ai lati dell’altare della chiesa Collegiata dipinti dal pittore Vincenzo Monti. Una che ne ricordava il loro gesto, venne purtroppo cancellata ma oggi al suo posto oggi abbiamo apposto una semplice targa affinché la memoria non venga mai cancellata.

E’ così che il dott. Mario Laureati, nel suo diario scritto durante quei tristi giorni, raccontava il passaggio del fronte a Montecosaro e la sua liberazione da parte del II° Corpo d’Armata polacco guidato dal generale Andres.

 

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