Il telefono, la tua voce

“Il telefono, la tua voce” era uno spot molto in voga negli anni ’70/’80, quando il telefono aveva ancora la tastiera a disco rotante. Chi lo ricorda non faticherà molto a rendersi conto di quanto questo strumento sia cambiato nel corso degli anni.

Ufficialmente l’inventore del telefono è Alexander Graham Bell, un ingegnere britannico che depositò il brevetto il 7 marzo 1876 guadagnandosi un un posto nella storia. Rubando però l’idea all’italiano Antonio Meucci che aveva già inventato, nel 1854, il “telettrofono“, uno strumento che utilizzava in casa per parlare con la moglie, costretta a letto da un’artrite deformante. A Meucci fu riconosciuta la paternità del telefono soltanto nel 2002, quando oramai questo dispositivo aveva assunto tutt’altra forma e connotazione sociale.

Nelle Marche, dal 1923 al 1964 operava la compagnia telefonica Timo (Telefoni Italia Medio Orientale) sostituita poi, dal 1964 al 1994 dalla Sip, quindi dalla Telecom fino al 13 gennaio 2016, quando ha adottato il marchio unificato Tim, ovvero quando i telefonini hanno avuto la meglio sui telefoni.

Il primo telefono nella casa di un italiano appartenne a un certo signor Giovanni Uberti di Roma, era il 1881 e gli dettero il numero 1. Nel 1936 si raggiunse il traguardo di un abbonato ogni cento abitanti. Ma la vera diffusione avviene nel primo dopoguerra, anche se le tariffe erano altissime. Spariscono la manovella di chiamata e la pila, gli apparecchi sono installati a muro e per parlare si deve stare in piedi.

Fino agli anni ’70, per poter risparmiare, la Sip offriva abbonamenti duplex (due numeri diversi su un unico cavo), famosi per essere stati causa di frequenti scontri fra famiglie attigue e di innumerevoli botte date sul muro per intimare agli innamorati di liberare la linea.

Chi non poteva permettersi il telefono in casa doveva utilizzare i telefonici pubblici, molti dei quali erano ospitati in bar selezionati. La prima cabina telefonica pubblica indipendente, in mezzo a un marciapiede, fu inaugurata nel 1952 in piazza San Babila a Milano. Nel 1954 c’era un telefono pubblico in ogni comune italiano.

Negli anni ’60 le interurbane costavano tantissimo e bisognava prenotarsi e aspettare il collegamento delle centraliniste. Fino agli anni ’80 le chiamate intercontinentali costano l’equivalente di 100 euro al minuto. Nel 1998 fu reso obbligatorio il prefisso anche per le telefonate urbane. Il resto è storia dei nostri giorni: cellulari, smatphone……

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