Calcio montecosarese: quel sogno impossibile del 1962 con lo storico “Zitto, lei pongecava!”

Anche per noi ci fu “il giorno più lungo“, quello che da agnelli sacrificali ci ha trasformato in leoni coraggiosi. E’ successo nel 1962, al torneo estivo di San  Marone, quando – dopo aver avventurosamente eliminato diverse squadre tra cui Civitanova Alta (fortissima formazione composta da nostri compagni di scuola e lavoro: Marone Marinelli (lo Moro), Luigi Paolini, Giacomo Vives, Silvano Orlandi (Lagnì), Nazzareno Paolini, Leonardo Di Troia, Giuseppe Monticelli, Luigi Bongelli, Alfio Sopranzi, Eugenio Bongelli, Primo Morichetti) – ci trovammo di fronte in finale la strafavorita Vigor Salesiana.

La nostra, pur essendo una buona formazione, non poteva certo competere con la locale composta anche da futuri campioni: Sergio Eleuteri (Spal), Otello Bevilacqua, Domenico Lelli, Vittoriano Mancini, Bruno Matteucci, Alberto Principi, Ubrio Fedeli, Benedetto Eleuteri, Giuseppe Recchi, Pietro Nociaro (Tolentino), Andrea Zuczkowskj (Pisa, Fiorentina, Bari).

Noi siamo scesi in campo, con la tremarella alle gambe, così schierati: Bruno Sanseverinati, Angelo Regnicoli, Carlo Peretti, Franco Sagripanti, Armando Orsili, Giovanni Maurizi, Gianfranco Sanseverinati, Paolo Scipioni, Argentino Sfredda, Stefano Vannucchi, Giancarlo Pizzuti. La panchina era composta da Sandro Consorte, Ezio Lanciani e da me (Paolo Marinozzi). Mentre l’accompagnatore ufficiale era Leo Regnicoli.

La partita, come prevedibile, fu a senso unico. La vittima era designata, il risultato scontato, mancava soltanto la differenza reti… Ma a volte nella vita si realizzano i sogni impossibili. Così, quel giorno, ribaltammo pronostico e destino, sbancando San Marone e tutti i salesiani! Dopo il nostro super catenaccio ed il loro asfissiante assedio a “Fort Alamo”, ecco materializzarsi all’inizio della ripresa la nostra sorprendente vittoria. Uno dei rarissimi contropiede, in cui abbiamo superato la metà campo, venne “beatificato” da un generoso rigore assegnato dall’improvvisato arbitro.

Perché in assenza dell’arbitro ufficiale, arrivato in ritardo, venne incaricato a dirigere la partita il nostro concittadino Romano Romagnoli. Furono gli stessi avversari a caldeggiare la sua scelta, talmente sicuri della loro scontata vittoria. Ma non fecero i conti con il nostro dodicesimo uomo in campo, il quale – assegnando falli e punizioni a nostro favore – ci consegnò la vittoria su di un piatto d’argento, lasciando a loro l’amaro boccone da ingoiare.

A nulla valsero le furibonde proteste, intimidazioni e violente reazioni da parte del pubblico e degli stessi avversari. Ma il nostro “omo nero” non si scompose più di tanto, replicando sempre con fare rispettoso ed educato, anche quando – all’apice della tensione – un giocatore, prendendolo per il collo, così lo apostrofò minacciosamente:; “Arbitro, che cazzo fischi?“. Al che, senza perdere minimamente la sua flemma, in modo serafico rispose: “Zitto, lei pongecava!“. Stratosferica performance passata poi alla storia.


Vedi tutti i RACCONTI MONTECOSARESI DAGLI ANNI ’60 IN POI


Tratto dal libro “Un salto, un volo, un tuffo… al passato” di Paolo Marinozzi – Centro del Collezionismo

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