Racconti montecosaresi: meglio ‘némico che nemìco

Quando ci si tagliava le dita con il coltello, si prendeva un pezzettino di olmo, sempre dalla parte interna dell’albero: con l’umidità crea una sostanza medicante. La mettevi sopra il taglio e coprivi con una fascia, poi dopo quattro o cinque giorni, a seconda della grandezza del taglio, si toglieva la fascia e il taglio era sistematicamente guarito.

Per i tagli piccoli, mamma ci diceva: “Piscece sopre fijio, che te guarisci (facci la pipì sopra, che guarisci)!”. Quando invece mi tagliavo con la falce, per tamponare il sangue coprivo la ferita con la terra.

Oggi non è più come una volta, adesso è tutto falsificato, anche il sangue! I vecchi di una volta, sopra i grossi tagli mettevano aceto e sale, bruciava un sacco, è vero, ma il sangue si fermava. Poi sai che che ti dico? Meglio ‘némico che nemìco (meglio anemico che nemico)!


Vedi tutti i RACCONTI MONTECOSARESI DAGLI ANNI ’60 IN POI


Racconto, tradotto dal dialetto all’italiano, tratto dal libro “Viva la Jiende” di Emilia Corelli Cucchi (2000) – Centro del Collezionismo

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