Il dovere di smaltire correttamente i rifiuti

La gestione dei rifiuti comprende l’intero ciclo, dalla raccolta differenziata e indifferenziata dei rifiuti al trasporto; dalla selezione delle frazioni differenziate al riciclaggio e al riutilizzo; dal trattamento degli indifferenziati al recupero e allo smaltimento.

Il principale punto di riferimento normativo nell’ambito della gestione dei rifiuti urbani è il Decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, “Norme in materia di ambiente”. Questo decreto, in linea con la strategia dell’Unione Europea, definisce una priorità di azioni nel trattamento dei rifiuti ponendo in coda lo smaltimento in discarica e la termovalorizzazione e dando precedenza alla prevenzione nella produzione dei rifiuti, al riuso, alla raccolta differenziata e al riciclaggio. Viene inoltre ribadito il principio europeo secondo cui “chi inquina paga”.

I rifiuti urbani sono tutti quei rifiuti prodotti nelle nostre abitazioni e nelle aree pubbliche. Possono essere di tipo organico e non organico:

  • La caratteristica dei rifiuti organici è quella di essere biodegradabili, cioè possono essere metabolizzati se lasciati nell’ambiente, anche se con tempi lunghi (un torsolo di mela viene metabolizzato in 6 mesi).
  • I rifiuti non organici, invece, non sono biodegradabili e quindi se abbandonati nell’ambiente vi rimangono per moltissimi anni (una bottiglia di plastica “sopravvive” fino a 1000 anni).

Sono considerati rifiuti urbani pericolosi tutti quei rifiuti che, pur avendo un’origine civile, contengono delle sostanze pericolose e che quindi devono essere gestiti diversamente rispetto agli altri rifiuti. Un esempio sono i medicinali scaduti e le pile.

Conoscere la composizione dei rifiuti che si producono in città permette agli amministratori di programmarne meglio la gestione, quindi il riciclaggio ed eventualmente lo smaltimento in discarica.

Se non si smaltiscono correttamente i rifiuti che produciamo ogni giorno, arrechiamo indiscutibilmente un grave danno all’ambiente che ci circonda e alle generazioni future. Leggi in tabella quanto tempo impiegano per degradarsi i rifiuti più comuni, e anche più abbondanti, se non riciclati o smaltiti correttamente (Fonte: APAT, I quaderni della formazione ambientale – rifiuti).

  • fazzolettini di carta: 3 mesi
  • torsolo di mela: 6 mesi
  • sigarette con filtro: 2 anni
  • giornali: 10 anni
  • lattine per bibite in alluminio: da 10 a 100 anni
  • bottiglie di plastica: da 100 a 1.000 anni
  • sacchetto di plastica: da 100 a 1.000 anni
  • polistirolo: 1.000 anni
  • vetro: 4.000 anni

CURIOSITA’
A partire dall’anno 1000, in Italia settentrionale e in Europa cominciano ad arrivare i primi provvedimenti cittadini per arginare l’accumularsi disordinato dei rifiuti nelle vie urbane e per migliorare le condizioni igieniche nelle città. Vengono emanate ordinanze che richiedono, ad esempio, di portare fuori dalle mura i rifiuti solidi che, a quell’epoca, consistevano per lo più in carne avariata, carogne di animali morti, letame, vinacce, calcina e gesso. Viene persino regolato lo svuotamento degli orinali dalla finestra, permesso solo in certe ore notturne e dopo aver gridato per tre volte “Guarda, guarda, guardate!”.

RACCOLTA DIFFERENZIATA A MONTECOSARO

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