Montecosaro nel dopoguerra: la pesca e la caccia

In quegli anni diversi paesani praticavano la pesca sul fiume Chienti che abbondava di pesci, specialmente barbi e lasche. Pochi erano quelli che usavano la canna: si pescava invece con la rete che veniva fatta scivolare sull’acqua a favore di corrente. Si arrivava addirittura a deviare il raggio del fiume e quindi ad essiccarlo, con il risultato che tutti i pesci rimanevano all’asciutto ed erano pertanto facile preda. Olivo, completamente nudo, andava poi a catturare le anguille che si nascondevano nella melma dei piccoli guazzi rimasti.

Non si può non parlare anche della caccia. Mi rendo conto che si tratta di un argomento scomodo che può non far piacere a qualcuno. Essa mi ha consentito negli anni di ammirare la natura, di apprezzare la campagna ed anche di stringere amicizie con i contadini, fra i quali i Cardinali, Castagna, Ciccola, Mandolesi, Sorichetti, Campetelli e Cestola. Nelle campagne montecosaresi la cacciagione era allora molto abbondante. Non solo infatti erano in pochi a praticare la caccia (Cecchi, Pepi, Mario il daziere, Mario Perugini e qualche altro), ma bisogna dire che l’habitat era confacente: i fossi erano pieni di siepi, di alberi e il terreno era privo di diserbanti o di altre sostanze nocive. Gli animali stanziali più numerosi erano le lepri. La migratoria era costituita da palombe, tordi, merli, fringuelli, allodole, beccacce, tortore e quaglie, che passavano in gran quantità sia in autunno che in primavera.

Erano impressionanti i numerosi stormi di palombe che nel mese di ottobre si dirigevano a svernare verso il sud. Erano branchi enormi che occupavano intere vallate e il battere delle ali si sentiva molto prima del loro arrivo. Ricordo con pari stupore, tenuto conto della attuale scarsità della specie, l’abbondanza di sterlacche (allodole) che a marzo si spostavano per nidificare nei paesi nordici. La stagione venatoria durava tutto l’anno e mancando i controlli si poteva anche cacciare con la rete. Quante volte, con mio cugino Gigi, sono andato a “fontanella“!

Tratto dal libro “Passa la guerra” di Gian Mario Perugini – Centro del collezionismo 

Mario Ventura (il daziere)

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