Il cinematografo a Montecosaro nel dopoguerra: fatti, misfatti, aneddoti

Nel marzo del 1943 il teatro venne dato in uso per proiezioni cinematografiche ad un certo Ermanno Gatti di Potenza Picena, il quale si impegnava per cinque anni a corrispondere la cifra di 1000 lire annue. Subito dopo la guerra, per qualche tempo, venne garantita la continuità del servizio cinematografico con la staffetta domenicale dall’Oratorio Parrocchiale al Teatro Condominiale, con benevola “benedizione” del parroco don Nazzareno Timi che metteva a disposizione il proiettore a passo ridotto 16 m / m. marca OMI.

Alla domenica erano previsti due spettacoli: uno alle 14:30, l’altro alle 20:30. L’operatore della macchina cinematografica era Mario Peroni (Musolino) coadiuvato dal giovanissimo Claudio Perugini che anticipava così il famoso personaggio del film Nuovo Cinema Paradiso. La maggior parte degli italiani non era ancora preparata a recepire questa novità del messaggio cinematografico, così poteva succede che qualche spettatore del nostro paese potesse cadere in curiosi equivoci, finendo spesso nel creare reazioni buffe e sorprendenti.

Come nel caso dell’anziana signora Ida Angeletti (Vallesi) che, assistendo alla proiezione di un film western, al momento di una travolgente scena di carica con cavalli in corsa, tra sparatorie di banditi e frecce di indiani, se ne uscì con una curiosa esternazione: “Ma se pò sapè come ‘ccidenti fa li caalli a curre e tenesse lla sopre?!” (indicando il telo bianco dello schermo).

Ancora peggio andò, in un’altra occasione, a Vincenzo Scipioni (lo Tarlato) che, alla proiezione di alcune macchine da corsa particolarmente sfrenate, lasciò immediatamente il teatro esclamando terrificato “E che d’è li diaoli scatenati?!“.

Invece Enrico Micucci (Regenè) partito dalla campagna, venne con degli amici una domenica al cinema per assistere alla proiezione del film musicale La strada del bosco con Gino Bechi. Ad un certo punto, per godersi meglio lo spettacolo, decise di mettersi in prima fila convincendo anche gli altri con una disarmante motivazione: “Mettemoce qua avanti, cuscì sendema meglio…”.

Un’altra semplice ingenuità venne replicata nel film di guerra Joe il pilota di Victor Flaming, con gli attori americani Van Johnson e Spencer Tracy, da Guglielma Garbuglia puntualmente “ribattezzato” Vincisgrassi! Il pilota dopo essere precipitato con il suo aereo, venne “miracolosamente” rimesso in vita dall’incauto operatore che, invertendo la bobina della pellicola dal primo al secondo tempo, riuscì a riportare in piena azione il nostro eroe tra la piacevole sorpresa ed attonita inquietudine del pubblico in sala. Tanto che per qualche giorno in paese non si fece altro che parlare della fine di quel pilota. In casa o per strada l’argomento principe era sempre e soltanto “come sia potuto resuscitare quel benedetto morto…”. In realtà si trattava di un film fantastico con un tema un po’ troppo ardito per quel tempo: l’anima di un pilota caduto durante un’azione di guerra veniva rispedita sulla terra per fare da angelo custode agli altri piloti, aiutandoli con consigli e suggerimenti. Ma il caso vuole che la buonanima finisca col ritrovare proprio la sua fidanzata e aiutarla così a togliersi dagli impicci facendola, infine, incontrare con un nuovo amore. Quasi non bastasse questa trama fantasiosa e intricata, ci si è messo di mezzo anche il gioco di prestigio dell’operatore che ha tenuto banco per un mese intero nel nostro paese…

A proposito di film d’aviazione non si può dimenticare quello girato dal compaesano Pio Bruscantini (aviatore che ha collezionato 12 medaglie al valore e 121 azioni di guerra!) che, insieme ad altri spericolati piloti, si distinse in una pellicola diretta dal grande Roberto Rossellini intitolata Un pilota ritorna, con protagonista Massimo Girotti, anch’esso marchigiano (nato a Mogliano). Il fatto che avremmo visto un nostro compaesano sullo schermo cinematografico aveva creato durante quei giorni una vera e propria attesa spasmodica. Tale eccitazione collettiva contribuì a portare, praticamente, tutto il paese all’interno del teatro per assistere all’evento. Al primo apparire del pilota-attore intento a farsi il segno della croce prima di gettarsi con il paracadute, la sala gremita all’inverosimile esplose in un boato assordante seguito da una fragorosa battuta di mani. Tutto allora fecero a gara nell’individuare, tra i vari aerei in cielo, quello del loro amico e nel bel mezzo di una delle tante azioni di alta acrobazia ognuno era pronto a “centrarlo” gridando a squarciagola: “Sci, adè quello…”; “No, ma che dici, sò sicuro adè quell’addro…”. E così via per tutta la durata del film e oltre!

Durante la proiezione di una drammatica pellicola, al Cinema Parrocchiale, in un momento topico, ecco entrare in scena dalla porta di servizio (quella che collega la casa al cinema, passando per l’oratorio) l’anziano Pietro, padre dell’arciprete don Sante Petrelli. Era già notte in un pomeriggio invernale quando, nel silenzio più assoluto, con il pubblico concentratissimo a seguire la tragica storia, il vecchio rivolse alla moglie Domenica sprofondata in prima fila con un grido più di fame che di dolore: “Meneca, vutto jò le foglia?“. Vi lascio immaginare la spontanea reazione dei presenti che, dall’intensa commozione collettiva passò, in un momento, ad una incontenibile risata generale che ancora oggi echeggia nella sala e nei nostri ricordi.

Occasioni di reazioni partecipative venivano fornite dal sistematico strappo della pellicola con il conseguente schermo bianco, al quale puntualmente gli spettatore indirizzavano un bel coro: “quadro”! Imprecazioni d’altro tipo venivano rivolte all’operatore in cabina di proiezione quando c’era il ballo dell’immagine dovuto al consumo della dentatura laterale Qualche volta il contrattempo non era casuale, ma opera di un accurato taglio manuale da parte della censura nazionale, supportata pienamente dal nostro parroco di turno che, come ci conferma l’ex operatore Gianni Baldoni, allievo di Mario Peroni e Claudio Perugini, munito di grandi forbici era impegnato a… ritagliarsi un po’ di spazio. Così facendo riusciva involontariamente ad esaltare l’eccitazione popolare dovuta al “si vede e non si vede” con conseguenti divagazioni mentali e fantasiose visioni. Altro che film a luci rosse! Bastava, infatti, un accenno di scollatura di Lucia Bosè, un pantaloncino corto di Silvana Mangano o una sottoveste nera di Sophia Loren, per far esplodere intense emozioni che, certamente, i nudi di oggi generosamente elargiti, nemmeno si sognano di provocare lontanamente.

I fastidiosi intervalli, dovuti agli stop forzati per i noti problemi tecnici, venivano per fortuna bellamente colmati dalla presenza, in giro per la sala, di Nicola Iosi (la Ragna) che con la sua cassetta di legno distribuiva le caramelle mou e i lecca-lecca o, nei suoi caldi cesti di paglia conservava castagne, fave e noccioline americane.


Vedi tutti i RACCONTI MONTECOSARESI DI GUERRA E DOPOGUERRA


Tratto dal libro “Per un pugno di coriandoli” di Paolo Marinozzi – Centro del collezionismo

A sinistra Mario Peroni, a destra Claudio Perugini

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