La politica nel dopoguerra: le elezioni montecosaresi del ’46 e del ’51

Nella scena politica, un grande tessitore era Mariano de Duilio prodigo nel raccogliere voti per il democristiano On. Fernando Tambroni. C’erano anche i sostenitori degli onorevoli Delle Fave, Concetti, De Cocci, Ballesi, Tupini (“Tu-pini, noi peniamo” era riportato in un manifesto della sinistra). Figure di spicco in campo locale erano anche Froldi, la Pucci, l’Avv. Vannucchi. Parteggiava per il centro anche la quasi totalità dei coltivatori diretti.

Dalla parte della sinistra e propagandisti degli onorevoli Borioni e Santarelli ricordo: Domenico Morresi, Enrico Torresetti, Giuseppe Pancotto, Aldo Bassi (chiamato Scoccimarro) e e diversi operai e contadini della Stazione. Ricordo che a quei tempi la mia abitazione era assiduamente frequentata da due noti uomini politici: Silvano Verzelli e Giovanni Cerreti, venuti a dare un aiuto nella competizione elettorale ed erano stati effettivamente utili data la loro esperienza e la loro capacità oratoria. Ciò avvenne prima che Varzelli entrasse a far parte, coerentemente, della Cgil nazionale e prima che Cerreti passasse, con minore coerenza, a dirigere il partito monarchico in sede regionale.

Repubblicani erano invece Angelo Peroni, Carlo Foresi, Nazzareno Foresi e qualche altro, tutti fedeli all’On. La Malfa.

Erano normalmente “rosse” le contrade dell’Asola, del Chienti e della Stazione, mentre “bianche” quelle del Cavallino, del Castellano e di Montecosaro paese. Al termine dello scrutinio la lista che aveva prevalso veniva annunciata dal suono del campanone: sarebbe stato a distesa se avesse vinto la lista di sinistra, oppure a morto se avesse prevalso quella di centro, in quanto era sempre lo Momò (radicalmente di sinistra) a manovrare il campanone, con stati d’animo comprensibilmente…diversi.

Nelle prime elezioni amministrative, che ebbero luogo il 10 marzo 1946, la lista di sinistra si presentò con il contrassegno “Blocco di unità popolare”, rappresentante due mani che infrangevano una catena. La lista di centro portava il simbolo dello scudo crociato. I repubblicani, con a capo l’Ing. Tarcisio Bruscantini, si presentarono con una terza lista avente per contrassegno l’edera.

Alle elezioni risultarono vittoriose le forze di sinistra e il primo Consiglio Comunale fu composto dai seguenti rappresentanti: Mario Perugini, Neutro Scipioni, Francesco Sorichetti, Giacomo Giusepponi, Giulio Carassai, Antonio Cardinali, Federico Quattrini, Nazzareno Sorichetti, Dino Quattrini, Giuseppe Scipioni, Domenico Morresi, Giuseppe Ciccola, Argentino Perugini, Enrico Panichelli, Walter Ripari, Nazzareno Malaisi, per la maggioranza; Mario Tallei, Giovanni Patrizi, Ferdinando Quattrini, Ernesto Cippitelli, per la minoranza.

La rivincita arrivò dopo cinque anni. Per le elezioni del 27 maggio 1951 le sinistre si presentarono col contrassegno della “Campana civica”, mentre le forze di centro con lo stemma dello scudo crociato unito all’edera, a rappresentare la coalizione stretta tra democristiani e repubblicani. Tale tornata elettorale fu caratterizzata da una lotta politica molto più accesa della precedente tanto da investire perfino la sfera personale dei candidati.

La rivalità dei due movimenti politici si manifestava anche nella ricerca degli spazi disponibili per attaccare i manifesti di propaganda. Non esisteva infatti alcuna legge al riguardo e i manifesti potevano essere affissi ovunque. Ricordo che una mattina trovai tutta la facciata di casa nostra ricoperta di manifesti con lo scudo crociato (mio padre Mario Perugini era capolista dello schieramento di sinistra). La mattina successiva, di tutta risposta, la facciata della casa del Dott. Pepi (capolista dello schieramento di centro) era completamente ricoperta di manifesti con falce e martello. Le due abitazioni erano adiacenti: questo fatto mi fa sorridere pensando quanto le idee di mio padre e quelle del Dott. Pepi fossero invece tanto lontane dal punto di vista politico.

Le elezioni del 1951 furono vinte dalla lista di centro e quali consiglieri comunali vennero eletti: Luigi Pepi, Antonio Vannucchi, Marino Ercoli, Carlo Paniconi, Ruggero Perugini, Nazzareno Scocco, Fernando Staffolani, Nazzareno Maurizi, Settimio Foresi, Giuseppe Baldassarri, Angelo Del Medico, Gino Castagna, Achille Baiocco, Corrado Fontana, Mariano Piconi, Otello Vallesi, per la maggioranza; Mario Perugini, Enrico Panichelli, Ubaldo Castagna, Armindo Tosoni, per la minoranza.

Ora sono trascorsi molti decenni dai fatti narrati. La situazione è completamente cambiata: gli schieramenti, i partiti e la quasi totalità degli uomini di allora non ci sono più. E’ oggi possibile, a tale distanza di tempo, esaminare meglio gli avvenimenti, formulare una corretta valutazione degli stessi, fornire un giudizio obiettivo. Primariamente è necessario considerare che a quei tempi alla politica ci si credeva veramente: era un sentimento che ognuno aveva dentro di sé con la consapevolezza che lo stesso era quello giusto e che pertanto andava affermato. Esisteva inoltre la ferma volontà di rendere saldo e di rafforzare un successo ottenuto con tanti sacrifici e tanti dolori, che era quello della conquista della democrazia, dopo vent’anni di dittatura. C’era infine nelle intenzioni dei politici locali di allora, pur nella diversità delle idee, una comune onestà di pensiero e di comportamento nel porre, come principale scopo da raggiungere, gli interessi di Montecosaro.

I tanti anni trascorsi mi inducono a svelare un piccolo segreto. Mio padre era stato sempre a perfetta conoscenza di tutto quello che accadeva nello schieramento avversario: i piani politici, le strategie, le decisioni, ecc… Ciò perché, nella parte opposta, vi era un suo “confidente”. Gli incontri fra i due avvenivano con cadenza settimanale sotto le Logge. Ebbi il modo di parlare con tale persona, che ricopriva allora incarichi importanti nella sua parte politica, chiedendogli le ragioni di quel comportamento. Mi rispose: “Lo faccio per il bene del paese. Non mi importa se questo obiettivo si può conseguire con il mio schieramento o con quello avversario. Ciò che mi interessa è che Montecosaro possa ottenere i maggiori benefici possibili“.

Questa nobiltà d’animo non può essere che apprezzata. Tale persona si merita completamente l’anonimato, che io del resto gli avevo garantito.

Tratto dal libro “Passa la guerra” di Gian Mario Perugini – Centro del collezionismo 


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