Le rappresentazioni dell’intramontabile “Comme lu sole”

Sarà l’effetto dell’aria buona o la serenità di una pace interiore, sta di fatto che dalle nostre parti si è, quasi sempre, di buon umore. Quindi questa naturale predisposizione evidentemente si sposa bene con l’arte della recitazione. E’ così che si sono presentate alla ribalta, nel tempo, numerose compagnie nostrane con propositi di divertimento da tramandare a intere generazioni, in momenti di intensa gioia e sincera spensieratezza vissuti intensamente dall’intera popolazione. Attraverso le loro interpretazioni, frutto di tante prove e sacrifici, hanno dimostrato di poter superare il grosso limite dovuto alla mancanza di una scuola di recitazione, servendosi esclusivamente dell’istinto naturale e di una innata vocazione.

La lunga attesa per il recupero del teatro comunale ha portato le varie compagnie a servirsi del palcoscenico parrocchiale, il Cine-teatro Don Bosco, con non poche difficoltà tecnico-organizzative. Pertanto risulta ancora maggiore il merito dei nostri attori dilettanti che, con la loro passione e dedizione, sono ugualmente riusciti a portare avanti un messaggio culturale profondamente inserito nelle tradizioni popolari, riscoprendo e rivalutando il meraviglioso linguaggio del dialetto, vero patrimonio del nostro vivere quotidiano,

Nei primi anni Sessanta venne rappresentata la perla maceratese del maestro per eccellenza Dante Cecchi nell’intramontabile “Comme lu sole“. Alla regia si era molto bene impegnato Maurizio Vannucchi, coadiuvato da Mario Piconi, Angelo Sabbatini, Silvio Peroni ed Elvio Piolo. Mentre tra gli attori che si alternarono nelle varie messe in scena, ricordo volentieri: Brenno Bartolini, Vittorio Quintabà, Cesare Serafini, Nazzareno (Bruno) Bevilacqua, Damiano Micucci, Ave Rogani, Teresa Moroncini e Liana Perugini (come presentatrice).

Spettacolare fu la messa in scena con tanto di salami e prosciutti appesi al soffitto, il camino (ideato da Claudio Perugini) con l’effetto del fuoco acceso ottenuto tramite un ventilatore che smuoveva dei fogli rossi di carta velina come vere e proprie fiamme ardenti. Dentro un enorme caldaia bolliva l’acqua per cuocere il polentone, preparato da Assunta Bentivoglio (Vasì) e poi, in diretta, versato su una spianatoia e tagliato con lo spago per dividere le porzioni. Tutto questo con il contorno di un paio di polli e la registrazione del muggito della vacca di Angelo Muzi (Pancotto).

Ogni minimo particolare era stato curato alla perfezione, come pure i costumi ed il trucco appropriato eseguito personalmente da Rosaria Vannucchi, che evidenziava i segni delle ruche con tappi di sughero bruciati col carbone e l’imbiancatura dei capelli con farina di grano. Il risultato nell’insieme, interpretazione e sceneggiatura, fu semplicemente sbalorditivo tanto che io personalmente assistetti dalla galleria a tutte e quattro le rappresentazioni divertendomi come un matto, mentre dalla platea salivano altissime le “squaqquarate” di Lea Angeletti (Pacchì). La stessa commedia fu ripresentata una decina d’anni dopo da altri giovani attori locali che rispondono al nome di Ezio Lanciani, Rosaria Recchi, Simonetta Scipioni, Mario Giorgetti, Brenno Bartolini, Vito Scipioni, Massimo Cardelli.

Tratto dal libro “Per un pugno di coriandoli” di Paolo Marinozzi – Centro del collezionismo

Tutti in posa dopo la rappresentazione “Comme lu sole”

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