Mario il partigiano e Sor Gigio il clericale: la politica montecosarese degli anni ’40

Il 10 settembre 1943 nacque a Montecosaro il Gruppo di Azione Patriottica denominato “G.A.P. della Val di Chienti”. Ne facevano parte: Domenico Morresi, Amerigo Morresi, Umberto Macellari, Umberto Fagiani, Wladimiro Santolini, Mario Rebichini, Walter Paparini, Edmondo Broglio e Mario Perugini.

Durante il periodo clandestino si era costituita l’organizzazione locale del Comitato di Liberazione Nazionale, che elencava come suoi artefici Domenico Giuggioloni, Angelo Montinovo, Domenico Morresi, Angelo Peroni e Nicola Petrelli. Fu proprio il C.N.I., unitamente al Comando militare alleato, a nominare, subito dopo la liberazione, mio padre, Mario Perugini, quale sindaco di Montecosaro e a designare Edmondo Broglio, Nicola Cerquetti, Luigi Peroni e Ferdinando Quattrini assessori comunali.

In Italia le formazioni politiche si erano man mano organizzate, dando quindi inizio alla competizione elettorale. A Montecosaro la lotta politica si svolgeva in un clima vivo ed intenso e coinvolgeva l’intero paese. Le elezioni amministrative, con candidati locali, erano quelle precedute da una più forte tensione e da una maggiore attesa. Erano normalmente due gli schieramenti contrapposti: uno di sinistra, che raggruppava i comunisti e i socialisti, e l’altro di centro, che coalizzava i democristiani, i socialdemocratici e i liberali. I repubblicani si univano talvolta con l’uno o con l’altro schieramento. Mio padre capeggiava la lista di sinistra. Nel dicembre del 1944 era stato confermato sindaco dal Prefetto di Macerata su proposta del Comitato di Liberazione Nazionale. Quali componenti effettivi della nuova giunta erano stati nominati Ferdinando Quattrini, Luigi Peroni, Giuseppe Scoponi e Carlo Foresi; mentre supplenti erano Lorenzo Patrizi e Ugo Bassi in rappresentanza delle varie forze politiche esistenti. Se ho già avuto modo di far notare che l’attività di insegnante svolta da mio padre non fu stabile, non posso ora omettere che esse non fu neanche particolarmente tranquilla. Per la sua ideologia di antifascista non solo dovette subire molto spesso il trasferimento ad altra sede di insegnamento, ma anche la sospensione dalla sua funzione. Fu un agguerrito oppositore della dittatura al potere, divenendo poi un attivo partigiano. In occasione delle celebrazioni del regime veniva regolarmente bloccato in casa o rinchiuso presso le carceri di Civitanova Alta “per ragioni di carattere pubblico“.

Il padre, Sor Gigio, aveva invece le idee completamente diverse: era, infatti, un clericale convinto ed un fervente cattolico. Era stato sindaco di Montecosaro “per più anni e in tempi non lieti“. Da giovane aveva indossato anche l’abito talare avendo studiato presso l’Istituto Teologico Marchigiano di Fermo. Ottimo conoscitore del latino, dopo aver insegnato alle scuole di Ginnasio di Montecosaro, si era poi dedicato ad esercitare l’attività di educatore presso varie famiglie nobili, fra cui i Buonaccorsi di Potenza Picena. La moglie Antonietta era una donna pia e devota e aveva un fratello prete: Don Vincè, che era allora vecchio ed ammalato. Si diceva di lui che era stato un accanito cacciatore e che per questo aveva trascorso molto più tempo a sparare agli uccelli che a dedicarsi alla cura delle anime dei suoi parrocchiani. Sor Gigio, nonostante avesse superato i novanta anni, godeva di buona salute e, oltre a interessarsi dell’allevamento dei bachi da seta, aveva aperto un negozio per la vendita di alcuni generei alimentari, dove forniva alle famiglie anche il carbone necessario per cucinare, distribuito dalla ditta Formica di Morrovalle. Sor Gigio fu un grande sostenitore di Don Sturzo e amico intimo dell’On. Tupini, il quale tutte le volte che capitava a Montecosaro passava a salutarlo, nonostante mio padre fosse un suo avversario politico.

Nell’ultimo periodo di guerra una grossa cassa di legno giaceva nella cantina della nostra casa, sotto uno strato di sabbia: conteneva fucili, pistole, mitragliatrici con relative munizioni. Giornalmente toglievo il coperchio alla cassa e mi mettevo a maneggiare quelle armi che sarebbero state poi consegnate ai partigiani in montagna e sostituite con altre provenienti dalle forze clandestine alleate.

Mio padre divenne un perseguitato politico e conseguentemente era costretto a nascondersi in continuazione per scongiurare l’arresto: rammento quella sera, mentre eravamo tutti a tavola, improvvisamente la porta d’ingresso venne abbattuta e alcuni uomini in divisa fascista e muniti di fucile entrarono in casa con irruenza. Uno di loro era in borghese ed impugnava una pistola. Ai primi rumori mio padre, intuendo quello che stava per accadere, aprì la finestra e si gettò nel giardino sottostante. L’uomo in borghese sparò alcuni colpi in direzione della finestra aperta: era visibilmente contrariato per essersi fatto sfuggire la persona che stava cercando. In compenso, si portarono via mio nonno materno, costringendo mio padre a costituirsi il giorno dopo: la sua latitanza infatti avrebbe messo in pericolo la vita del suocero. Il soggiorno nel carcere durò fortunatamente poco. Riuscì ad evadere grazie all’aiuto di Letizia, moglie del fornaio Vallesi di Civitanova Alta che, attirando l’attenzione delle guardie e distraendole, favorì la sua fuga.

Tratto dal libro “Passa la guerra” di Gian Mario Perugini – Centro del collezionismo 

da sx: Giuseppe Scipioni, Mario Perugini e Pio Lelli

Montecosaro durante la guerra e nel dopoguerra, vedi anche:

Le attività nel dopoguerra a Montecosaro: negozi, allevamenti e industrie

Le attività nel dopoguerra a Montecosaro: lattonieri, barbieri, muratori, sarti

Le attività nel dopoguerra a Montecosaro: bollettai, calzolai, falegnami e fabbri

Montecosaro nel dopoguerra: il rifiorire delle feste religiose

Montecosaro nel dopoguerra: il calcio, lo sport preferito

Montecosaro nel dopoguerra: la riscoperta dei giochi di gruppo

Montecosaro nel dopoguerra: attività e commercio

Montecosaro nel dopoguerra: il Teatro, vanto per il paese

Montecosaro nel dopoguerra: i bar e le cantine

La sardella de lo Maestro: scuole e insegnanti nel dopoguerra a Montecosaro

Racconti di guerra: arrivano i polacchi e la vita a Montecosaro ricomincia a scorrere

Racconti di guerra: il buon cuore e l’altruismo dei montecosaresi

Racconti di guerra: il maggiore Fiorello e la nuova vita democratica montecosarese

Racconti di guerra: la grande tragedia del Brecciarolo

Racconti di guerra: il giovane Tenente napoletano sfollato a Montecosaro

Racconti di guerra: la circolare del Podestà a tutela dei giovani montecosaresi

 

7 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.