Le attività nel dopoguerra a Montecosaro: negozi, allevamenti e industrie

Al tempo, Ezio de Ciotti, meglio conosciuto come Tamblì, era il venditore ambulante di frutta e verdura che nelle mattine di domenica era solito esporre la propria merce in piazza. Non risparmiava certo le sue energie nel lavoro, dovendo sostenere una numerosa famiglia composta da sole donne.

C’erano anche dei negozi di mercerie, veri e propri empori, dove si poteva trovare di tutto: quello di Niculì all’inizio di piazza e quello delle Sorelle Orioli, dette le Nane. Unico spaccio di sali e tabacchi era quello di Timì, fratello di Niculì. Altre caratteristiche botteghe erano quelle de la Ragna all’entrata del paese e quella della Pessena in Piazza. In entrambe si potevano acquistare, a seconda della stagione, le castagne, i lupini, le nocelle americane, le vasche dolci.

A Montecosaro circolavano anche ambulanti provenienti dai paesi vicini: Carazzà con la moglie Marì venivano da Portocivitanova e vendevano il pesce con un carrettino trainato da un cavallo. Sempre di Portocivitanova era Luisetto lo Fruttarolo, che era solito urlare a gran voce i nomi della frutta a disposizione. Fortunata arrivava invece da Portorecanati ad offrire la biancheria alle famiglie con ragazze da maritare. Il giorno dieci di ogni mese si teneva il mercato e la piazza si riempiva di bancarelle e nello stesso giorno aveva luogo al campo sportivo la fiera del bestiame: una semplice stretta di mano a tre (venditore, compratore e sensale) era sufficiente per concludere la contrattazione.

Oltre a queste attività di carattere artigianale e commerciale, molte famiglie si dedicavano all’allevamento dei bachi da seta. Pur essendo un’attività di carattere stagionale, costituiva comunque una risorsa che permetteva di guadagnare qualcosa in più per vivere. Era Sor Gigio, mio nonno, a dirigere tale settore: faceva schiudere le piccole uova in ambienti riscaldati e, una volta che le larve avevano raggiunto una certa dimensione, le distribuiva alle famiglie che ne avrebbero poi curato la crescita successiva, cibandole con le foglie di gelso. I bozzoli ottenuti dall’allevamento dei bachi venivano prima raccolti e poi venduti da mio nonno a una industria di Ascoli Piceno che ne avrebbe ricavato la seta.

Le attività di tipo industriale al tempo erano di numero limitato. Tra queste, le fornaci di laterizi Cervellini e Cecarini. Quest’ultima però, a causa di difficoltà tecniche, non svolgeva un’attività continua e spesso, nel periodo invernale, sospendeva il lavoro per mancanza di essiccatoi. La fabbrica di scarpe dei Fratelli Pollastrelli, in conseguenza agli eventi bellici, da Portocivitanova si era trasferita a Montecosaro e dava occupazione a diversi operai. Successivamente una grossa spinta all’economia del paese ebbe origine dall’installazione da parte della SADAM di Bologna della fabbrica per la produzione dello zucchero presso la Stazione. Ne trassero vantaggio numerose persone che venivano assunte sia in modo permanente, come i meccanici, sia temporaneamente durante l’attività stagionale (campagna estiva).

Tratto del libro “Passa la guerra” di Gian Mario Perugini – Centro del collezionismo 

 

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