“Li Murricù”, la commedia più vista dai montecosaresi

Nel 1975 la compagnia teatrale Luigi Pirandello presentò quella che sarà, nel tempo, la commedia più vista dai montecosaresi: “Li murricù“, di cui fui autore e regista. In dialetto montecosarese “li murricù” altro non sono che gli scarafaggi, cioè piccoli animali neri che soggiornavano tranquillamente nelle stalle e, perfino, nelle case dei nostri nonni. Ad essi è legata una antica curiosa tradizione, durata fino a pochi anni or sono, che li vedeva sfilare in processione con una candeletta sopra, proprio la sera antecedente l’Ascensione. In questo quadretto è inserita una storiella che vede la contrapposizione tra la famiglia del fabbro e la casa parrocchiale. Siamo nel 1860, in pieno Risorgimento, anche qui come in ogni parte d’Italia si consuma l’ennesimo scontro di idee e di fatti, fra i papali da una parte e i repubblicani dall’altra. Si susseguono, così, episodi piuttosto vivaci in cui fatti di storia nazionale si intrecciano con quelli di cronaca locale creando situazioni grottesche e imprevedibili.

L’interpretazione di questa prima edizione era affidata a Maria Marchetti, Emanuela Andreoli, Simonetta Scipioni, Brenno Bartolini, Vito Scipioni, Maurizio Angeletti, Ezio Lanciani, Mario Giorgetti ed Ennio Castagna. “Curre, curre murricò che domà adè l’Ascinziò e se tu non currerai, tutto lo culo te bruscerai“, così cantava Guglielma Garbuglia, alla quale ho voluto dedicare questa mia opera. Alla positiva riuscita della rappresentazione hanno attivamente collaborato: Angelo Sabbatini, Mario Vallesi ed Elvio Piolo.

Come dicevo, questa commedia è stata riproposta in tante occasioni, se non ricordo male ben dodici volte, con la bella soddisfazione e giusta consacrazione in quella memorabile serata vissuta il 23 aprile del 1992 al Cine-teatro Rossini! La “formazione base” era composta in gran parte dagli storici interpreti della prima edizione, vale a dire Brenno Bartolini (nel ruolo del fabbro Vittò), Vito Scipioni (Pippì, suo figlio), Mario Giorgetti (don Peppe, il parroco), Maurizio Angeletti (Sittì, il sagrestano). Nelle altre parti ci fu un certo avvicendamento con Marinella Mariotti (Carò, moglie del fabbro), Federica Apolloni (Edera, sua figlia), Emanuela Andreoli (Marietta, nipote del prete), Michele Liberati (il sindaco sor Andò) ed infine Giuseppe Orioli (Ninolo, un carbonaro).

La regia di questa ormai mitica produzione era affidata all’esperienza e professionalità di Lanfranco Baldassarri che si avvalse dell’utile collaborazione dei fidati Claudio e Roberto Perugini, Giuseppe Travaglini, Paolo Scipioni, Elvio Piolo, Stefano Guardati, Emanuele e Riccardo Romagnoli, Adriana Sopranzi, Giuliana Ercoli. Bisogna anche ricordare il sostegno avuto da parte della Pro Loco del tempol con il suo presidente Damiano Micucci, nonché la disponibilità mostrata dall’Azienda Municipalizzata Servizi Cultura e Spettacolo di Civitanova Marche.

Per festeggiare il 25° anniversario della prima rappresentazione, anche nel 2001 venne portata in scena una nuova edizione, aggiornata nella trama e nei personaggi, con l’unico “superstite” Mario Giorgetti, lo storico parroco, mentre i nuovi arrivi rispondevano al nome di Maria Vittoria Capozucca, Sergio Vannucchi, Cinzia Zallocco, Elisa Moroncini,. Mirko Angeletti, Francesco Peroni, Alessandro Marinozzi, Federica Apolloni, Michele Liberati e, nell’eroica parte di una (s)comparsa, Maurizio Romagnoli. La regia era sapientemente curata da Marcello Pizzuti. Questa, come la gran parte delle commedie rappresentate a Montecosaro, venne “esportata” nei teatri vicini ottenendo sempre un grande successo.

Tratto dal libro “Per un pugno di coriandoli” di Paolo Marinozzi – Centro del collezionismo

Dall’alto in basso edizione del 1975, 1992 e 2001 de “Li Murricù”

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