Racconti di guerra: arrivano i polacchi e la vita a Montecosaro ricomincia a scorrere

A Montecosaro fuggirono i tedeschi e arrivarono le truppe polacche. E’ il 3 luglio 1944 e la nostra casa era occupata da Ufficiali tra cui ricordo il Colonnello Comandante Bilinski ed il Tenente Olcianski, che si mostrano ossequiosi verso di noi e ci lasciano relativamente tranquilli nelle poche stanze restate a nostra disposizione.

Ufficiali e soldati portano tutti sulla manica sinistra un distintivo rappresentante un verde abete sul fondo nero, simbolo della Carpatica Brigata. Sotto il piccolo portico, nel giardino, hanno piazzato una cucina da campo dove preparano i pasti per la mensa Ufficiali. Questi militari sono molto zelanti, baciano la mano alle donne… compresa la nostra vecchia cuoca Marianna; sono inoltre profondamente religiosi.

Dalla Porta San Lorenzo fino a San Rocco è in sosta una colonna di enormi carri armati ed all’imbrunire tutti gli equipaggi con il Cappellano recitano le preghiere, in lingua polacca, inginocchiati sulla polverosa strada. All’Arciprete hanno anche offerto una grossa somma per pagare l’affresco che il pittore Monti ha dipinto a “cornu epistulae” (sulla destra guardando l’altare) nella chiesa Collegiata.

Con l’arrivo dei polacchi viene riaperto anche il Teatro Condominiale dove adesso si balla tutti i sabati con la musica dell’orchestra paesana composta da: “Angiolì de Trambola” al trombone, “Pasqualì” al clarinetto, “Tom” al sassofono, “Nenaccia” alla tromba e “Rino” alla fisarmonica.

Mi ricordo di un veglione chiamato “Carnevale di Nizza” con un colorato addobbo di palloncini e lampioni: è stato un fiasco solenne e l’organizzatore, un malcapitato sfollato, oltre a rimetterci l’osso del collo, è anche costretto a scapparsene via. In un’altra veglia danzante avviene invece una grande scazzottata fra polacchi e montecosaresi, tra cui “Gigio de Ines” e “Lino de Jà“, con tanto di spettacolare salto dei palchetti e botte da orbi!

Numerose sono le sbornie prese e i brindisi fatti alla polacca (Nasdrovien) nelle cantine di “Gaglina” e “Domè de lo Ragno“, soprannominato dai polacchi “babbo vino”. Le bevute sono accompagnate da cori e canti di cui ricordo i ritornelli di Rosamunda e Stella d’argento.

La vita in Montecosaro ricomincia nuovamente a scorrere, dopo questo interminabile periodo denso di pericoli e di paure, quale è stato per noi tutti il venirsi a trovare fra tue eserciti che si fanno la guerra.

Mario Laureati – Durante la guerra (appunti da un diario) – Centro del collezionismo

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