La sardella de lo Maestro: scuole e insegnanti nel dopoguerra a Montecosaro

Nel dopoguerra le scuole avevano ripreso ben presto le attività. Aveva riaperto l’Asilo Infantile che si trovava in fondo alla ‘mbrecciata, sotto la guida di Suor Brigida Cilleni, Madre Superiora appartenente ad un’aristocratica famiglia montecosarese, trasferitasi poi a Genova.

Alla Stazione l’Asilo Infantile poteva utilizzare un nuovo edificio donato dall’Ing. Alcide Angeletti, persona facoltosa che abitava a Milano. Si diceva che ne avesse fatto dono poiché da piccolo era stato allattato da una balia locale. In ogni modo, sia per riconoscenza che per naturale attaccamento al paese natale, l’Ing. Angeletti fu un vero benefattore per Montecosaro, intervenendo con personali e cospicui mezzi finanziari alla costruzione di varie opere utili per il paese.

La Scuola Elementare aveva ripreso il suo corso regolare nel nuovo edificio costruito fuori Porta, dopo che lo stesso era stato liberato dagli sfollati.

In qualità di insegnanti, oltre a mio padre Mario Perugini, vi erano il maestro Antonio Marinozzi e le maestre Dinora Cerquetti, Emma Bruscantini e Giulia Silenzi.

Mio padre, che veniva chiamato semplicemente Lo Maestro, aveva iniziato ad insegnare nel 1918, per poi essere trasferito a Montecosaro nel 1935. Molti scolari rammentano la sua capacità di esprimersi con linguaggio semplice ed efficace, nonché la sua severità. La sardella de lo Maestro era il castigo peggiore che un alunno impreparato potesse subire, non tanto per il dolore che la temuta canna d’india procurava sul palmo della mano ma, soprattutto, per la mortificazione che recava al malcapitato davanti a tutta la scolaresca.

La mia prima esperienza scolastica è così lontana nel tempo che i ricordi mi giungono  deboli e sbiaditi. Riesco appena a richiamare alla memoria alcune immagini: il cortile con grossi cespugli di oleandri e tanti fuori variopinti, le aule con i banchi a due e tre posti muniti di calamai pieni d’inchiostro, la cattedra sopra alla pedana di legno, la lavagna con i gessetti, la stufa di terracotta rossa, i quaderni a quadretti per i problemi e quelli a righe per i dettati e temi.

Fui allievo del maestro Marinozzi e della maestra Dinora. Tanto era buono e comprensivo il primo, dal quale ho ricevuto il “pallino” per la matematica, quanto era rigorosa ed esigente la seconda, che mi ha insegnato ad affrontare con spirito di sacrificio e con abnegazione le difficoltà della vita.

La maestra Emma e la maestra Silenzi erano benvolute dagli scolari e dalle loro famiglie. Alla Stazione insegnavano le maestre Ripari e Perugini. Vi erano poi le scuole rurali situate nelle varie contrade: quella di San Savino con la maestra Ave, quella del Cavallino con la maestra Angerilli e quella del Castellano con la maestra Lidia.

Per poter frequentare le scuole successive occorreva però andare fuori Montecosaro perché la Scuola Media si trovava a Portocivitanova, mentre l’Avviamento per gli studenti che intendevano esplicare una professione e l’Istituto Tecnico Commerciale per ottenere il diploma di ragioniere, erano situati a Civitanova Alta.

Tratto dal libro “Passa la guerra” di Gian Mario Perugini – Centro del collezionismo

 

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