Quell’odore dolciastro delle barbabietole da zucchero che avvolgeva Montecosaro

Diciamo la verità. Quando gli anziani acquistano un pacco di zucchero vengono assaliti dalla nostalgia per il buon prodotto che nasceva dalle nostre terre. Le barbabietole erano una forte fonte di reddito per migliaia di contadini. Caratterizzavano i panorami agresti.

Presso i due stabilimenti di Montecosaro e di Fermo lavoravano tantissimi operai. Molti studenti, con questo piccolo impiego estivo, ci si pagavano gli studi. Nelle vie dei nostri paesi arrivava quell’odore dolciastro, un po’ nauseabondo, che oggi vorremmo risentire. Era l’odore di opifici che davano lavoro e benessere. Era l’odore di una Italia che funzionava.

Le strade erano solcate da trattori con dietro la gru per caricare le barbabietole. Centinaia di camionisti correvano avanti e indietro. Effettuato lo scarico delle bietole, se ne ripartivano dal piazzale con i cassoni stracolmi delle cosiddette “polpe”. Queste, gocciolanti e dal forte odore nauseabondo, erano costituite dai residui delle corpose radici saccarifere; erano preventivamente lavorati all’interno dello stabilimento, cotti, triturati e destinati, dopo l’essiccazione, a essere sfruttati sia come concime o, anche, come foraggio per gli animali da stalla.

Più rapide erano le operazioni di scarico e carico dei camion, più trasporti venivano effettuati. Più le polpe erano bagnate, più peso veniva caricato, più guadagno era assicurato. Inevitabili le discussioni sulle precedenze, sulle pesate, sui possibili favoritismi e sulle disparità di trattamento a questo o a quello.

Oggi gli stabilimenti sono stati rasi al suolo. Non sentiamo più odori nell’aria estiva e, in tavola, mangiamo uno zucchero che non si sa da dove provenga. Le nonne dicono che non è più adatto per fare la cicerchiata: non lega bene.

By Monica Monaca Cappellona

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