Quando il campanone fu issato sulla torre civica di Montecosaro

Siamo nel primo dopoguerra, probabilmente nel 1948, durante l’amministrazione con sindaco Mario Perugini. La precedente campana era stata requisita, come la cancellata dell’Ospedale, dal governo fascista per ricavarne il bronzo ad uso bellico. Il paese rimase per molto tempo senza sentire più il festoso din don dan. Finché, terminato finalmente il conflitto mondiale, si è tornati gradualmente alla normale vita quotidiana, della quale fa giustamente parte l’amico campanone. E così, venne organizzata una vera e propria colletta generale, con il contributo ufficiale da parte dell’Amministrazione Comunale e grazie alla generosità di tanti nostri paesani, venne raccolta una notevole somma per l’epoca, pari a lire 226.459.

Alla raccolta dei fondi, molto attivo è stato l’interessamento di alcuni personaggi, che vanno giustamente ricordati: Giuseppe Ciccola, Nazzareno Malaisi, Argentino Perugini, Federico Quattrini. Tra i principali benefattori vanno invece ricordati: Decio Torricelli, Alcide Angeletti, Augusto Bidini, Gino Genovino, Michele Belli, Fidia Angeletti, Giuseppe Orlandi, Ferdinando Laureati. 

L’inaugurazione avvenne con la partecipazione delle autorità locali e provinciali. Nanni’ e Clara (Giovanni Patrizi e Clara Giuggioloni) furono i padrini, mentre il piacere e l’onore di salutare la cittadinanza venne dato ad Otello Vallesi, uno dei 12 calzolai della Montecosaro di allora. Il rito della benedizione del campanone (fornito dalla ditta Pasqualini di Fermo, con le stesse dimensioni del precedente) fu officializzato dall’Arciprete don Sante Petrelli, con al suo fianco il chierichetto Mario Piconi.

Per l’occasione tutto il paese si era ritrovato in piazza a festeggiare il tanto desiderato momento, alcuni dei presenti erano: Nazzareno Angeletti (Neno d’Ando’), Sesto Scipioni (Casto’), Franco Iosi (Franco de la Gnuccatora), Eno Lelli (Taxe) e Aldo Bassi (Scoccimarro), autorevolissima voce storica montecosarese che ha aiutato a ricostruire la memorabile giornata. 

Per completare la grande festa, vennero organizzate altre iniziative musicali (concerto bandistico in piazza e veglione in teatro) e sportive (corsa ciclistica). E poi, a tarda sera, pirotecnici fuochi artificiali con tanto di lancio del pallone aerostatico!

Dopo Otello Vallesi, l’incarico di “campanaro” venne affidato ad Attilio Peroni (Attilio de Pesse’), Pio Lelli ( Pio de Lillo) e successivamente a suo figlio Fernando (Momò) che è stato l’unico capace, sostenendosi soltanto alla maniglia in ferro, a farlo suonare a distesa, mentre il proprio corpo ondeggiava insieme al campanone e la torre oscillava paurosamente!

Informazioni e foto fornite da Paolo Marinozzi

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