Il maceratese in un pomeriggio di “mezza” estate

Il mio “Capodanno” coincideva con l’inizio delle lezioni universitarie, quando facevo una scaletta di tutti i miei propositi, archiviando delusioni e vittorie passate. Questo vezzo lo ho ancora, ma in piena crisi Coronavirus, non posso fare progetti a lunga gittata; il mondo cambia rapidamente e stargli dietro mi è diventato difficile, soprattutto per le innumerevoli restrizioni che in contrasto tra loro alimentano una notevole sfiducia nel nostro Stato. Poi la mascherina? Non un accessorio, ma parte del vestiario e dimenticarlo significherebbe non avere accesso a tutti i luoghi pubblici al chiuso.

Soluzione maceratese. Montecassiano
La mia ricetta ai mali della vita è sempre la solita: Viaggiare. Non posso farlo all’estero, cerco di godermi quello che ho a disposizione. Ed eccomi qui nel mio amato maceratese, dove decido di disertare la spiaggia e godermi gli ultimi sprazzi di bel sole estivo e così senza meta non vado alla scoperta di nuove cittadine, bensì preferisco passeggiare in quelle dove sono stato ospite delle gentili amministrazioni locali.

Montecassiano insieme alla “gemella” Montelupone è la mia prima fermata. Il suo Comune prima del lockdown mi aveva aperto il cuore del suo centro storico, grazie ad un cicerone di tutto rispetto: Letizia, ed il pensiero di quella bella esperienza mi fa tornare in mente le magnifiche ore passate tra la spire delle sue spiegazioni. Sottostante il Palazzo dei Priori, stranamente ci sono poche auto posteggiate, probabilmente i più giovani hanno preferito la costa, mentre un folto gruppo di anziani, rispettando a loro modo la distanza sociale, giocano a carte e “calano” qualche asso, parlottando animosamente.

Il carciofo di Montelupone
Anche Montelupone, ha tutto il sapore di una città di frontiera ed il suo Palazzo Comunale non è troppo dissimile da quello di Montecassiano, anche se la sua torre ricorda maggiormente quella di Recanati ubicata in Piazza Leopardi. La sua Rassegna Stampa è nutrita di post che m’inducono a sbirciare gli eventi locali e mentre assaporo lo spazio siderale, sento un’urlo; un ragazzino ha fatto cadere il suo amato smartphone e si sente morire dentro come mai gli è accaduto in vita. Lo capisco, anche se oggigiorno un cellulare rotto è più doloroso della perdita di un’amore, probabilmente c’è qualcosa che dobbiamo rivisitare per bene, ed io figlio minore della generazione “X” stento a capire i drammi “social” dei “Post-Millenials“.

A Montelupone, c’è un’azienda nata nel 2010, che si occupa della produzione e della vendita dei carciofi, che scopro essere dalla notte dei tempi uno degli ortaggi tradizionali della culinaria marchigiana. Coltivata su terreni privi d’irrigazione e senza additivi rendono il sapore di questa prelibatezza unico, oltre ad essere salutari ed amante della grafica rimango affascinato dalle accattivanti confezioni. Una filiera del buon gusto che varia a secondo del microclima della nostra penisola.

Montecosaro la festa del Cristo Ligneo
Giro versante e mi avvio in una meravigliosa cittadina che da lontano è uno spettacolo unico: Montecosaro. I paesi si alterano adagiandosi su pendii ed hanno stratificazioni storiche d’indubbio fascino, ma nonostante tutto ognuna ha una personale storia da raccontare. Le luci in piazza “deragliano” i miei propositi di pilota drone e dunque preferisco entrare nella Collegiata per “sfidare” lo sguardo severo di quel Cristo ligneo, che mi ha sempre toccato profondamente. Ogni qual volta provo a confrontarmi con i suoi spigolosi lineamenti sento sempre un sapore pungente di sconfitta, un’amara disfatta nel capire di quanto l’animo umano sia incompleto, avendo abbracciato senza indugi i dispotici algoritmi.

Non c’è molto movimento in piazza, probabilmente si aspetta la sera per festeggiare un sagra paesana,  ma non penso che la cittadinanza abbia dimenticato i tre mesi di lockdown e si riversi in massa come anni addietro.

Urbisaglia il garbato carabiniere
L’ultima tappa è Urbisaglia, dove ho deciso di volare con il drone serenamente, per godermi dall’alto il suo tessuto storico e il castello. Nonostante abbia portato tutta la documentazione, ho il dubbio che manchi qualcosa e possa prendere una multa nel sorvolare questa “zona critiche“. Un carabiniere fuma fuori dalla sua caserma, ubicata di fronte al maschio e mi osserva con molta attenzione durante le mie manovre.

L’assetto sociale del paese è cambiato ed anche questa innocua professione, può essere spacciata per una minaccia. Ma posso ben capirlo. Si tranquillizza, dopo aver terminato la sua “bionda” e mi augura gentilmente buon lavoro, ma con una promessa; quella di pubblicizzare il paesino, altrimenti mi ammonisce che agirà per vie legali mi dice, strizzandomi l’occhio. Chissà perché Urbisaglia mi faccia tornare sempre bambino, sarà forse l’odore delle noccioline che la laboriosa signora imbusta con cura, quando aspettavo con ansia qualche festa paesana per dare “ritmo” alla mia semplice esistenza. o probabilmente, perché il borgo, ti porta al di fuori del tempo, nonostante i tanti cambiamenti tangibili nelle sue stratificazioni storiche.

Marco Iaconetti

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