Intervista a Pier Federico Bisconti, promosso Ammiraglio di Squadra, il massimo grado della Marina Militare

Era nell’aria e, noi amici da una vita, eravamo in attesa della notizia: lo scorso 14 luglio il “montecosarese” Pier Federico Bisconti è stato promosso Ammiraglio di Squadra (a tre stelle per intenderci), dopo il Capo di Stato Maggiore, il grado più alto della Marina Militare Italiana, omologo di generale di corpo d’armata dell’Esercito Italiano e di generale di squadra aerea dell’Aeronautica Militare.

Caro Piero, conosco bene il tuo carattere schivo e riservato, ma dopo questo importantissimo traguardo, non potevi sottrarti a questa intervista da regalare ai montecosaresi, persone che hai sempre apprezzato e stimato. Si inizia:

Pier Federico Bisconti, nato il 29/1/1961, da padre toscano e madre montecosarese (Anna Laura Girotti). Da bambino abita a Siena, ma tutte le estati le trascorre nella casa materna di Montecosaro. Cosa ti lega al nostro paese, ma soprattutto che ricordo hai di quello straordinario periodo di spensieratezza e divertimento, in cui si scorrazzava per le vie del paese, si organizzavano gite e scampagnate, si andava al mare e mille altre cose?
Montecosaro è la mia gioventù, il paese dei miei ricordi di infanzia, delle giornate al Cassero, della corriera per andare al mare. In tanti sotto un solo ombrellone, a ridere, cantare, scherzare. Montecò è Don Sante e le Golia, l’oratorio e i cocomeri al Cassero, sempre con una chitarra e una canzone di Battisti da cantare, stonando tutti insieme. Montecò è l’amicizia disinteressata e spensierata con ragazzi più o meno coetanei. Amici di allora, amici di oggi!

E a Montecosaro hai conosciuto tua moglie Daniela……
poi si cresce… c’è chi ha la macchina… si va a Porto San Giorgio in discoteca. Le prime cotte… e un giorno da Torino arriva nella mia vita Daniela, incontrata sugli scalini di Sant’Agostino, Montecosarese adottata come me. Compagna di vita e di sacrifici, mi ha sempre supportato e spesso sopportato!

Poi la laurea in scienze politiche, la laurea magistrale in scienze marittime e navali, quindi la carriera nella Marina Militare. Puoi farci un breve riassunto dei ruoli che hai ricoperto, delle navi che hai comandato, delle missioni effettuate e, perché no, di eventuali onorificenze?
Vieni in Marina e girerai il mondo, diceva un vecchio slogan quando, sedicenne, arrivai a frequentare il Collegio Navale Morosini a Venezia. In effetti è andata proprio così! Dopo l’Accademia Navale di Livorno, ho passato tredici anni a bordo delle nostre Navi, con incarichi diversi. Ne ho comandate tre, il Cacciamine Numana, la Fregata Scirocco ed il Supercaccia Durand de la Penne, piangendo ogni volta che sono sbarcato. La Nave infatti non è un pezzo di ferro, ma è l’Equipaggio che la compone, fatto di donne e uomini, con i loro sentimenti, che mettono la loro vita nelle tue mani. Con questi equipaggi meravigliosi ho fatto molte operazioni, da Desert Storm in Golfo Persico dopo l’invasione del Quwait a Active Endeavour, in sostegno a Enduring freedom, l’operazione US scattata dopo l’11 settembre. Pattugliamento, sminamenti, anti pirateria di fronte alla Somalia… diciamo che non mi sono annoiato.
Una volta lasciate le Navi, ho avuto la fortuna di occuparmi di tanti settori specifici, sempre in prima linea: dall’intelligence alla formazione dei giovani Ufficiali, dalla gestione del personale al mondo diplomatico, lavorando in Ambasciata d’Italia a Parigi. Dalle Relazioni internazionali della Difesa al mondo politico, come vice capo di gabinetto di due ministri della Difesa. Dalla pianificazione della Marina del futuro ad oggi, in cui nel mio incarico di Capo di Stato Maggiore del Comando Operativo di Vertice Interforze mi trovo a gestire le operazioni e le missioni internazionali e nazionali in cui le nostre forze armate sono coinvolte. Non ultima la gestione dell’impegno dei militari nell’emergenza COVID-19.
Cito solo tre onorificenze: sono commendatore dell’ordine al merito della Repubblica Italiana, del Sovrano Militare Ordine di Malta e sono stato insignito della medaglia d’oro della Difesa francese.

Immagino la grande gioia e soddisfazione, tua e di tutta la tua famiglia, per il recente raggiungimento del massimo grado della Marina Militare. Come hai vissuto la cosa?
Felici si, tutti quanti. La mia famiglia, mia mamma, Massimo e Leonardo. Niente festeggiamenti particolari, una cenetta con mia moglie e con Carlotta. Più per festeggiare i suoi successi universitari che la mia promozione!

Ci dici gentilmente le tue attuali mansioni all’interno della Marina Militare e se, dopo il passaggio di grado, ne ricoprirai altre?
Come ho accennato in precedenza, attualmente lavoro nell’interforze. Ormai la Difesa è integrata e le operazioni vengono condotte con il concorso delle tre forze armate, nei vecchi e conosciuti domini (terrestre, marittimo e aereo) ed in nuovi (cyber e spazio) per far fronte a minacce che non fanno più parte del futuro ma sono il presente. Nel mio incarico ho una visione a 360 gradi delle operazioni. Vesto l’uniforme della Marina ma anche la mimetica, quando mi reco nei teatri operativi come il Niger o l’Afghanistan. Mi manca la tuta di volo per volare su un aereo da caccia… ma ci sto lavorando!!!!

E del concerto che abbiamo organizzato insieme lo scorso anno, della Banda della Marina Militare, evento storico per il nostro paese, ne vogliamo parlare? Immagino che, come me, lo ricorderai con grande piacere e orgoglio.
Il concerto a Montecò: una collaborazione perfetta tra Comune, corale Santa Cecilia e Marina Militare. Un sogno, un’idea buttata lì e raccolta al volo da Giorgio Quattrini. E realizzata grazie all’Amicizia di un tempo. Grandi musicisti e professionisti, i maestri della Banda ci hanno veramente fatto vivere una serata magica. E magico è stato salire sul palco, al termine del concerto, con i miei fratelli e con i miei amici di Montecosaro, e tornare a vivere per pochi istanti le gioie di tanti anni fa, come se il tempo non fosse passato, nella consapevolezza di essere accettato e ben voluto non perché Ufficiale di Marina ma perché anche io mi sento e sono un “matto de Montecó”. A proposito, non ho ancora la patente: appuntamento al Cassero per i tre giri e la benedizione da Matto, una onorificenza che ancora mi manca!!!

Ecco, da questa breve intervista, anche quelli che non lo conoscono possono farsi un’idea di che tipo di persona possa essere Piero. Si potrebbero aggiungere molti aggettivi qualificativi di grado positivo ma, per non imbarazzarlo ed evitare telefonate di rimprovero, mi trattengo dal farlo. Voglio solamente aggiungere un piccolo particolare, ad evidenziare la sua modestia (ops mi è scappato il complimento!): pur essendo suo amico da una vita, ho saputo solamente per vie traverse di questa straordinaria promozione. Il termine “vantarsi” proprio non fa parte del suo vocabolario.

Bene Piero, chiudo qui l’intervista con la promessa di lasciarti in pace e non scrivere altri articoli su di te. Unico strappo alla regola, nel caso diventassi Capo di Stato Maggiore …. ma questa volta dovrai dirmelo personalmente!

Giorgio Quattrini

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