La nota di Giuseppe: Come parlare di denaro ai nostri nipoti

Parla di educazione finanziaria, Giuseppe Perugini, nella sua ultima nota appena consegnata. Consigli personali, in base alla sua esperienza, per nonni e genitori riguardo i comportamenti che bisogna assumere nei confronti di figli o nipoti, nel fare o programmare una spesa, nel risparmio, nella conoscenza del valore del denaro, delle carte di pagamento e molto altro.

“Caro direttore Giorgio, invio al tuo giornale questa nota da vecchio signore, nonno di quattro degni nipoti. Di fronte alle domande dei nostri nipoti che concernono argomenti ritenuti in qualche modo tabù, tra i quali i soldi, tendiamo tralasciare pronunciando a volte che sono domande impertinenti, a volte semplicemente cambiando argomento perché “il denaro è una cosa da grandi”. In diverse occasioni desideriamo, com’è naturale, che l’infanzia duri un più a lungo e allora perché non proteggerli da questi aspetti che potrebbero mostrarsi già stressanti in futuro. Proteggere i nipoti dall’economia penso che non abbia senso, specie se consideriamo i progressi futuri della società nella quale viviamo e che ci prepariamo a lasciare in eredità. Pensiamo solamente a ciò che comporteranno le ultime riforme del sistema delle pensioni: tassi di sostituzione a quelli finora assicurati agli attuali pensionati, aumento dell’età in cui si potrà andare in pensione, aumento degli anni di lavoro, la necessità di tenere conto di una pensione integrativa per mantenere lo stesso tenore di vita, e così di seguito.

Ma è anche vero che a sei anni non si hanno ancora tutti gli strumenti per entrare in possesso delle informazioni economiche, anche se basilari. Come fare, allora? Il punto di partenza può essere ad esempio la spesa settimanale, sia al supermercato sia su internet. Fare insieme il conto di ciò che serve, di quanto si spende e di dove si può risparmiare, contribuisce a rispondere alle domande basilari sui bilanci familiari: quanto spendiamo ogni mese per le necessità e quanto invece per oggetti o servizi che desideriamo, ma ai quali potremmo tranquillamente rinunciare?

La nostra spesa non deve essere un segreto per i nipoti perché spesso ci vedono pagare con tessere di plastica o davanti al computer di casa senza usare “soldi reali”, per questa ragione è bene abituarli a conoscere il valore del denaro prima che si arriva alla giovinezza. Secondo alcune ricerche, in Italia più della metà dei genitori usano il denaro come un incoraggiamento per gratificare ciò che dovrebbe essere il quotidiano dovere di un minorenne (comportarsi bene e studiare). In questo modo si crea una distorsione delle motivazioni per le quali un adolescente debba impegnarsi in un’attività. Noi adulti, di fatto, stiamo offrendo un valore del tutto errato del denaro e scambiamo l’incentivo alla motivazione. I minorenni di età tra otto e tredici anni moltissimi hanno il denaro personale e lo risparmiano, ma senza obiettivi definiti.

Mettono da parte i soldi almeno una volta ogni tre mesi. Credo che sia la forma più diffusa di risparmio perché lo ripongono nel loro salvadanaio: così operano anche i miei nipoti. Il denaro per i ragazzi rischia in questo modo di restare un bene senza passato né futuro.

Come faranno i ragazzi a capire come programmare una spesa, a valutare la necessità di differirla, a comprendere i concetti di priorità e di rinuncia, di bilanciamento tra possibilità e desideri, tra doveri e piaceri se i genitori si sostituiscono a loro, anche nel corso dell’adolescenza, in queste decisioni? Siamo poi sicuri che i genitori siano in grado di trasmettere equilibrio di giudizio e di comportamento negli acquisti?

Quali strategie educative adottano i genitori e i nonni? L’esempio sono i propri comportamenti sono il principale modo di proposte dei genitori nell’educazione finanziaria dei figli o nipoti. Parlando con i ragazzi e ragazze compagni di scuola dei miei nipoti ho costatato che hanno familiarità con gli strumenti finanziari e si considerano soggetti economici autonomi: consumatori, utilizzatori di servizi, intestatari di prodotti bancari, autori di transazioni finanziarie. Ma questa loro sicurezza non può prescindere dalla consapevolezza che il processo di spesa è collegato a quello di guadagno, laddove i tempi e la fatica del secondo sono inversamente proporzionali a quello del primo. L’acquisizione di questa relazione deve necessariamente passare da un’educazione finanziaria in famiglia, basata su informazione, senso di responsabilità e rispetto per il denaro, strumento di benessere indispensabile che si produce solo attraverso il lavoro.

L’uso del denaro rientra nel gran tema del rispetto (rispetto del lavoro, rispetto di ciò che una generazione trasmette all’altra) e si nutre di futuro: entrambi s’imparano nel rapporto tra generazioni. L’educazione finanziaria è certamente solo un lato della medaglia: l’informazione deve andare di pari passo con l’ordinamento, strumento indispensabile per la protezione dei giovani risparmiatori. Suggerire percorsi pratici e percorribili è un obiettivo prioritario da perseguire, dai più piccoli, che si pone coinvolgendo attivamente genitori e insegnanti perché, come ogni forma di cultura, anche quella economica e finanziaria esprime le sue potenzialità se è condivisa e praticata in famiglia e a scuola”.

Giuseppe Perugini

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