Dirigenti oggi: saperi per l’uso

Ex dirigente di Montedison e Pirelli, due importantissimi gruppi mondi, ama parlare di ciò che conosce bene, ama dispensare consigli a chi vuole intraprendere il percorso manageriale o semplicemente informare le persone interessate a questo argomento. Si tratta del milano-montecosarese Giuseppe Perugini, a cui farebbe molto piacere leggere delle considerazioni, delle domande, delle integrazioni da parte dei molti lettori di Montecorriere.


Caro direttore, in questi ultimi tempi mi sono fatto spesso questa domanda: “…. che cosa dovrebbe fare oggi un manager industriale per gestire al meglio la sua professionalità?” In quest’ultimo decennio fare carriera è rimasta solo un’espressione. Perfezionarsi professionalmente vuol dire guardare con intelligenza nei propri comportamenti organizzativi e nelle proprie azioni decisionali. L’apprendimento costante serve per essere adeguato al mercato e attento al proprio benessere dirigenziale. “Ove il manager si ponesse questa domanda”: se esco da quest’azienda, sono in grado con la mia attuale esperienza e cultura di riposizionarmi decorosamente sul mercato: la risposta è positiva. Bisogna continuare a “stare sul
mercato” perché il mondo del business e la professione sono in continuo sviluppo e progresso. Se la risposta fosse negativa, il dirigente non deve
comunque abbassare la guardia ma continuare a migliorarsi con le linee guida più appropriate e convenienti.

Nell’attuale imprevedibilità e turbolenza dell’economia moderna e dei mercati, il dirigente è una risorsa decisiva per competere con successo. A patto che egli dedichi maggiore impegno al proprio valore professionale e a quello dei propri collaboratori in maniera tempestiva. Nel caso in cui il dirigente non si adoperasse in questo modo di comportarsi, può essere definito, nel tempo, persona vecchia, antiquata e fuori moda.

Ciò che rende superiore il dirigente è l’umiltà, il saper chiedere aiuto, sfidare i risultati, la disciplina, la feroce determinazione e la capacità di appassionarsi e trovare senso per il lavoro.

Saper mostrare il sentimento senza imporre la strada, comprendere le preoccupazioni prima che sia troppo tardi, mettere a fattor comune idee e suggerimenti sembrano emergere, oggi, come ingredienti indispensabili di una leadership coerente con le condizioni del business. In altre parole: non contare soltanto sulle prerogative del potere.

Oggi il dirigente istruttore può essere decisivo per analizzare il proprio equilibrio tra competenze richieste dal mercato e possedute e predisporre azioni di rafforzamento delle competenze alla luce delle distanze serve per essere allineati. Un buon capo è chi è capace di creare una visione, che sa dove vuole arrivare ed è in grado di guidare anche gli altri membri dell’azienda verso la stessa meta.

I dirigenti sono sostanzialmente persone autentiche e umili, curiose e creative, che si pongono sempre nuove domande col desiderio di imparare. Il comando può essere appreso: non ci sono prove che dimostrano che esso sia qualcosa di generico o ereditario. Le persone hanno la necessità di contare su una guida che faccia sentire loro sicure. Ed è per questo motivo che i manager diventano così potenti da suggerire e condurre le persone nella giusta direzione. I dirigenti, per di più, sanno ascoltare i propri collaboratori. Si tratta perciò di un processo collettivo, nonostante la mente umana sia fondamentalmente orientata a contare su autorità. Ciò non significa, tuttavia, che i leader debbano adattare un comportamento autoritario, ma istaurare fiducia nelle persone affinché diventino sostenitori. In vari casi il leader emerge a seguito di un processo interiore che influenza le altre persone. Queste tendono ad avere bisogno di un capo per spingere l’energia nella giusta direzione.

Per essere un vero leader con elevata capacità di prestazioni, bisogna canalizzare questa energia in modo che riesca ad arrivare alla visione dell’impresa.

Sfortunatamente ci sono molti capi distruttori, come i narcisisti ai quali interessa solo apparire come i più intelligenti. La reale differenza tra un leader distruttivo e un leader positivo è che il primo è focalizzato sul proprio ego, mentre il secondo è interessato soprattutto a imparare sempre cose nuove. C’è un avviso pericoloso che consente di riconoscere un capo distruttivo: la resistenza all’ascolto e il disinteresse a imparare. I grandi capi, in direzione opposta, sono e saranno sempre assetati di conoscenze, creatività e curiosità. I veri dirigenti si adoperano il più possibile per massimizzare le capacità del proprio gruppo. Una volta verificato i talenti, un buon manager deve essere in grado di produrre un clima di fiducia all’interno del proprio team in modo tale che le persone si sentano libere di avere il coraggio dando così libero sfogo alla propria creatività. I grandi capi hanno soprattutto tre particolarità: ispirano, creano e cercano talenti, dando nascita al gruppo dall’alto rendimento e facendo da guida all’inevitabile cambiamento.

Caro direttore Giorgio, lo svolgimento di questo indicativo tema è frutto del mio lungo esercizio decisionale eseguito in ambito di due primari gruppi mondiali: Montedison e Pirelli. Auspico che i tuoi numerosi lettori leggano questa nota e, magari, faranno alcune considerazioni.

Giuseppe Perugini

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