La nota di Giuseppe: Nel nostro tempo il mondo dell’impresa è incerto, confuso e volatile

Caro Direttore, come sanno i montecosaresi e non solo, è trascorso un decennio da quando sono in pensione. In questo lungo periodo, molte volte ho avuto il piacere di collaborare con amici manager e professori universitari. Le loro relazioni economiche e finanziarie sono sempre state di attualità. Nel corso degli ultimi anni il mondo dell’impresa è certamente cambiato. Il nuovo ambiente contribuisce a mettere sempre più fuori moda i vecchi modelli di business e di leadership rendendo più difficile raggiungere un vantaggio competitivo, difendibile nel tempo. Oggi il mondo dell’impresa è molto incerto. Sono parole che ho ascoltato (e meditato) dai docenti del Politecnico di Milano, a due passi dalla mia abitazione. Ho avuto la percezione che molte aziende non sembrano essere pronte ad affrontare una situazione competitiva così complessa e incerta. A mio avviso, la maggiore sfida che si chiede alle aziende è di accrescere una nuova cultura aziendale, vale a dire nuovi concetti d’imprenditorialità aziendale e modelli nuovi d’indirizzo.

Il 2019 si apre con una grande preoccupazione in Europa, in particolare per il possibile rallentamento dell’economia. In verità, non è chiaro se questo
comporterà una vera e propria recessione, definita come tale quando si verificano almeno due trimestri consecutivi di crescita negativa del prodotto interno lordo, vale a dire anche un robusto rallentamento rispetto al 2018. Il tema, caro direttore, è a sufficienza difficile svolgerlo. Tuttavia, proverò lo stesso al suo svolgimento.

In questi ultimi anni molte volte sono stato invitato a congressi di ordine industriale ed economico, nel corso dei quali ho appreso ragionamenti che non erano più scontati. I relatori sono stati straordinari. Per ampliare una nuova cultura aziendale bisognerà ridisegnare e reinventare non solo dei nuovi esemplari di dirigenza e di comando, ovverosia cambiare il modo con cui sono prese le decisioni, si tiene in esercizio il controllo, si definiscono gli obiettivi, si motivano i dipendenti e decidere quali dati rendere disponibili e come favorire l’apprendimento e la crescita del personale. Per sviluppare una nuova cultura aziendale che sfidi di continuo lo status quo e sia alla ricerca continua di nuove convenienze di business, occorre ridisegnare o reinventare non solo dei nuovi modelli d’impresa, ma anche, e soprattutto, nuovi modelli di funzioni direttive e di comando. In altre parole: modificare profondamente il modo con cui sono prese. Così facendo si esercita il controllo, si definiscono gli obiettivi, si motivano le persone, decidere quali informazioni rendere disponili e come appoggiare l’apprendimento e crescita delle persone.

I manager devono creare situazioni che lo permettono, dove sia possibile sbagliare in un ambito protetto che non penalizza in ogni caso l’errore e dove l’errore non generi effetti distruggenti. Il vecchio management con i suoi sistemi premianti e incentivanti squilibrati ha spinto comportamenti opportunistici che avvantaggiano il breve periodo: “pochi, maledetti e subito”.

Il mondo è sempre più piccolo e non è più possibile, o forse non dovrebbe mai essere stato possibile, crescere a discapito degli altri. Dove gli altri sono tutti gli altri: dipendenti, clienti, fornitori, ambiente e anche concorrenti. Le aziende vincenti saranno quelle che sapranno mobilitare non solo le competenze, ma anche le risorse emozionali e spirituali di un’organizzazione. Il tradizionale modello di management fa si che all’interno delle aziende le persone non posseggano le informazioni necessarie per lavorare bene. Ciò dipende dal fatto che molti capi credono che il non condividere certe informazioni serve a proteggere il loro potere, oltre che a nascondere disparità di trattamento dovute a mancanza di meritocrazia. Le persone sono quindi costrette a intuirle ma, senza dialogo, ognuno, legittimamente, si forma le proprie idee che dette portano a decisioni e azioni non consone con lo sforzo aziendale, non integrate con quelle degli altri e quindi inutilità competitiva.

La totale trasparenza sulle informazioni consente alle persone di essere maggiormente responsabilizzate. Non vi è ombra di dubbio che apprendimento e crescita siano essenziali e vadano a braccetto. Compito dei nuovi capi sarà di facilitare l’apprendimento delle persone lavorando sui valori, continuando a far crescere le competenze di tutti e creando un habitat che facilita l’apprendimento, giacché l’apprendimento è azione e i leader dovranno coinvolgere persone, farle partecipare. L’acquisizione è un fatto in comune aziendale e non va solo sviluppato ma anche e, soprattutto, diffuso. La creazione e l’espansione dell’apprendimento sono due processi complementari che si sostengono a vicenda.

Finisco la nota associando quest’ultima valutazione. La nostra Società è diventata quella in cui tutti hanno diritto, ma nessuno ha doveri, senza
considerare che dove c’è una persona che ha un diritto, c’è obbligatoriamente una persona che ha un dovere. La rete ci informa su tanto, ma spesso è abbastanza superficiale. Siamo il Paese con meno laureati e meno diplomati d’Europa, con il più divario tra competenze possedute e quelle richieste dal mercato di lavoro. Se noi adulti non stimoliamo i nostri giovani a riflettere, se non poniamo l’accento che è sostanziale per il loro futuro e investire in istruzioni ed esperienze, sarà difficile invertire questa tendenza, li orientiamo verso un cattivo declino.

Giuseppe Perugini

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