La nota di Giuseppe: se sei alla mano e corretto, la vita migliora

Caro direttore Giorgio, sono passati in fretta oltre centodieci giorni da quando sono a Montecosaro. La mia abitazione, come sempre accade ogni anno, è stata piena di famigliari e amici. Le scuole, come noto, hanno avuto inizio dieci giorni addietro e, di conseguenza, la casa è rimasta quasi vuota. Sono con mia moglie e la nonna quasi novantacinquenne: rientreremo a Milano questa settimana. In questi ultimi giorni ho sviluppato il presente articolo originato da alcune osservazioni portate a maturazione quest’anno.

Di fronte a gesti arroganti reagisci con molta calma: eviti ondate di rabbia e negatività. Rivolgiti agli altri con belle maniere: accorci le distanze e li stimoli a superare la diffidenza, a venirti incontro. Quando ti è data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere cordiale e ammodo. Ovunque ci sia un essere umano, vi è la possibilità di buone creanze diceva Seneca tanti secoli fa, mentre il dotto e abile Francesco Alberoni l’ha definita una “chiara preparazione”. Perché allora siamo portati a voler avere ragione, a imporci sugli altri, a essere prepotenti e arroganti? Essere amichevole vuol dire, prima di ogni altra cosa, esibire attenzione e rispetto verso ciò che veramente conta: significa esporre con affetto e amicizia, fare ciò che fa bene al nostro corpo e al nostro umore, unendo relazioni chiare e soddisfacenti. Il potere dei piccoli gesti fa star bene noi e gli altri. Un invito a tutti alla riscoperta di questa virtù, anche attraverso piccoli esercizi può portare a una rivoluzione amichevole e educata. L’ignoranza è intesa come non sapere stare in società, aspetto comune a chi contesta le regole del vivere civile o semplicemente non le conosce. L’aggressività e l’arroganza sono sentenze emotive dovute alla mancanza di autostima, vale a dire non stimandosi. Alcuni, purtroppo, usano l’aggressività per attestare la propria identità. La mancanza di attenzione: pigrizia o opportunismo fa dimenticare di non essere soli al mondo. A ciò vanno aggiunte la svogliatezza, la scarsa volontà di cambiare atteggiamenti “comodi”, il dire banalmente “sono fatto così”.

La troppa rabbia provoca danni al fegato, dolori muscolari, dermatite, gastrite e insonnia. Il segreto, prima di reagire, è contare fino a dieci. Quando si affronta un dispetto, è bene fermarsi un momento, poiché regala preziosi vantaggi. E’ sempre conveniente una buona gestione alle emozioni. Di solito perdere un po’ di tempo, al contrario paga. Quando sorridiamo, l’altro è sempre portato a ricambiarlo. Molteplici studi hanno comprovato che quando si sorride si attiva il rilascio di sostanze che partecipano a combattere lo stress. Il sorriso è per effetto un elemento importante per rimanere armonizzato su una frequenza cordiale. Riuscire subito a comprendere i sentimenti dell’altro in ambiente produttivo lo fa il manager o il capo azienda: riescono a far agire attraverso la condivisione del sapere o il sostegno scambievole. Così facendo, si raggiungono rilevanti obiettivi e così quell’ambiente di lavoro, sarà efficace e positivo. Chi opera in questo modo sono privilegiati nel riuscire a leggere. Il maleducato, per certi versi, deve essere trattato con tenerezza anche perché sovente non gli sono stati dati gli attrezzi per comportarsi in maniera corretta.

Nel percorso di gentilezze verso noi stessi dobbiamo muoverci tenendo saldi due principi fondamentali: maturare l’idea che siamo unici e quindi rifiutiamo ogni imitazione e accettarsi per quello che siamo e quindi imparare a perdonare. Volersi bene ed essere affettuosi con noi stessi, vuol dire anche imparare e accettare quello che si è, anche i nostri difetti. Se incontriamo qualcuno, al posto di parlare, possiamo metterci in ascolto, comprendendo quello che c’è sotto la parola o il tono di voce. Fare questo non vuol dire non pensare solo a noi stessi, ma andare incontro all’altro, concependo le sue emozioni. Dobbiamo agire con il cuore non perché siamo obbligati o ci sentiamo in colpa. Il destinatario dei nostri gesti intenderà che vi è una “predisposizione felice”. Le azioni garbate e istintive creano un mulinello che genera gioia a chi li fa e a chi le riceve. Piccoli gesti, per nulla impegnativi, ma che rendono sicuri il pieno di sorrisi.

Indico, di seguito, alcuni suggerimenti per comunicare con rispetto: mantenere un notevole grado di attenzione nei confronti degli altri. Predisporre messaggi interiori positivi e utilizzare una comunicazione chiara e coerente. Darsi da fare, sapendo che non si è soli. Non giudicare, non criticare, non vantarti o metterti in mostra. Evitare falsità, certe omissioni, obiezioni negative, polemiche e rivendicazioni. Mai parlare dei non presenti.

Finisco l’articolo inserendo alcune osservazioni sulle persone attempate che, in buona sostanza, hanno la mia età. Numerose persone anziane sono l’esperienza e, se ci pensate bene, sono anche un libro di storie, di racconti. Interpellarli vuol dire farsi condurre in mondi che non ci sono più, in epoche e costumi cambiati, in dinamiche mentali e sociali differenti. Gli anziani sono una macchina del tempo vivente che può portarci indietro di molti anni. A maggior ragione oggi che tutto accelera e che le tappe si bruciano in fretta, ci danno ancor più la percezione concreta del passaggio su questa terra e della storia, ci aiutano ad avere il senso della misura, ci insegnano a vivere bene l’oggi guardando al domani. Ci ricordano che quell’oggi e quel domani diventeranno presto ieri. E sarà così sempre e per tutti.

Caro direttore, finisco l’articolo con la convinzione che sarebbe opportuno – qualora non fosse già svolto – che le scuole facessero un’ora di lezione in cui i nonni sapienti del paese salissero in cattedra per far comprendere le loro esperienze di vita. Sono certo che gli avvenimenti di vita dei nostri Albino Mataloni, Saturnino Vallorani e altri soci dell’Associazione culturale e ricreativa “punto d’incontro” Rione Marche saranno insegnamenti formativi.

Giuseppe Perugini

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