Quegli straordinari anni con i Pasquellanti di un siciliano naturalizzato montecosarese

Già da qualche anno abitavo a Montecosaro e con il Gruppo “Giovani Allegri” mi davo da fare nelle piccole cose che si organizzavano in Paese. 41 anni fa ero a casa nel tardo pomeriggio e rispondevo al telefono: “Giancà so’ Cesare (Serafini), abbiamo cominciato la Pasquella a casa di Angelo Sabbatini, adesso andiamo a casa di Rinellò, vieni che ti aspettiamo.” Io: “ma cos’è la Pasquella?” e Cesare: “Non la conosci? una vecchia Tradizione che vogliamo riportare in vita. Vieni che ti spiego, non cominciamo a cantare fin che non arrivi, fai presto”. Mia moglie vede che mi cambio e chiede: “Dove Vai?”, rispondo: “A cantare la Pasquella da Rinellò! Ciao”.

E’ stato l’inizio di molti anni con i Pasquellanti. Dal 1 al 6 Gennaio si andava a cantare nelle varie zone della campagna e dopo il primo anno un po’ all’avventura, abbiamo avuto le richieste di un nostro intervento in tantissime case. Ho visto parecchie persone anziane con le lacrime agli occhi nel rivivere una tradizione che era scomparsa in Paese. Nella finale della Cantata di Buon Augurio c’è una delle strofe che chiede di darci una “Salsiccetta”, non importa se è piccoletta, basta che stronga (unga) la padella.

Nella Campagna, alla fine della Cantata ci offrivano del vino di propria produzione e qualche dolcetto. Essendo il momento della Salata (macellazione e lavorazione del maiale), in molti per aver portato il nostro Buon Augurio ci davano salsicce, cotechini, salami, ma non mancavano le uova, il vino, la polenta e quello che avevano in casa di propria produzione. A fine serata chi aveva un locale adatto ci ospitava per cucinare ciò che si era raccolto e facevamo cena tutti insieme.

Ho dei bellissimi ricordi dei vari anni, sarebbe troppo lungo raccontare. Ho dovuto smettere perché certi anni tra nebbia e neve, prendevo troppo freddo per la mia situazione. Nei comportamenti e nei contatti umani c’era sempre una differenza tra chi viveva in Campagna e chi viveva in Paese, ma questo è un problema che esiste ancora e non finirà mai.

Chiudo con uno dei tanti momenti vissuti: una sera siamo stati chiamati all’Istituto Ricci di Civitanova e trovandoci in paese siamo andati a cantare nei due bar che stanno in Piazza. I Giovani ci hanno deriso e hanno cercato di sfotterci, le persone più grandi sono state contente di vederci e qualcuno ha cantato con noi. Ho visto con profondo rispetto una persona, non più giovane, piangere, che alla fine ci ha abbracciati, ci ha ringraziato e ha messo nel cestino una banconota da 50.000 lire, ho chiesto chi fosse pensando a qualcuno altolocato, mi è stato detto che era stato un autista del pullman di linea che la mattina portava gli studenti di Civitanova e Montecosaro a Macerata.

Giancarlo Accorinti

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