Sfide a bocce al “punto d’incontro” Rione Marche

All’Associazione culturale e ricreativa “punto d’incontro” Rione Marche, come tutti sanno, si gioca a bocce e ci sono anche dei bravi e appassionati giocatori. E’ un gioco semplice, ma vero, competitivo, che richiede una buona dose di intelligenza, un sapiente utilizzo delle emozioni, massima concentrazione e una mano ferma. Il suo maggior pregio è quello di avere uno straordinario potere di aggregazione,: si gioca fra amici, con sana rivalità e a fine partita spesso si beve insieme. Ecco di cosa tratta la seguente nota di Giuseppe Perugini, una profonda passione per le bocce e, dicono, anche bravo giocatore. 

“Caro direttore Giorgio Quattrini, durante i periodi estivi e nel corso di piacevoli serate primaverili e anche autunnali, gli associati, e non solo, di “punto d’incontro” Rione Marche si divertono a fare una varietà di ginnastica pedagogica, tenendo in esercizio fisico e mente.

Sul gioco bocce, ricordo con vivo piacere una serie di domande che furono fatte al valente giornalista sportivo Bruno Pizzul, all’incirca sette anni addietro. Rammento cosa gli chiesero: è diventato bocciofilo? E Pizzul, a grandi linee, così rispose:
“Lo sono sempre stato. E non scriva che è un gioco per pensionati. Le bocce sono uno sport vero, competitivo, schietto, faticoso, esaltante e pieno di colpi di scena. Giocare bene è difficile ed è un piacere immenso. Il suo potere è straordinario di aggregazione. Gli avversari sono sempre amici, i giocatori fanno anche gli arbitri, si gioca con grande sforzo fisico e psicologico e poi, comunque finisca la partita, si fa una bevuta con serenità. Le bocce sono una pedagogia: insegna e s’impara a stare assieme e gestire al meglio le emozioni. So bene che da anni la Federazione Italiana chiede di inserire il gioco bocce negli sport olimpici. Speriamo che il successo e il business non snaturino il gioco che ha un segreto vincente: la semplicità. Il gioco delle bocce è avvincente, schietto ma povero”.

Come possiamo distinguere tra bocciofili professionisti iscritti ai club e giocatori così chiamati della domenica? Questa domanda l’avevo posta tanto tempo fa a due prestigiosi giocatori di circoli milanesi. La risposta è stata corale, in altre parole:
… a parte lo stile e i risultati, anche chi non sa nulla delle regole del gioco potranno notare subito che i primi non bevono mai alcool durante le partite. Guai, il nostro bere lo consumiamo dopo il caffè. Assolutamente non sul campo. Sarebbe come vedere un tennista giocare a torso nudo durante un torneo. Gli altri invece si portano le bottiglie in tasca. Inammissibile”.

Il problema per i bocciofili è però che da qualche tempo diminuisce il numero dei tesserati e aumenta invece quello dei cosiddetti cani sciolti. Con una novità in più.

Ho notato, infatti, che il gioco delle bocce a Milano si sta de proletarizzando: sempre meno un’attività che in genere si ritiene relegata particolarmente agli anziani, ai pensionati e al dopo lavoro. E’ un fenomeno invece in crescita tra i borghesi, giovani radical-chic figli dell’èlite urbana residenti nelle zone centrali di Milano.

Cambia la tipologia del giocatore di bocce e mutano i costi per chi vuole restare sull’onda della moda. Se una volta bastava una trentina di euro all’anno per iscriversi al club (nel prezzo era compresa l’assicurazione) cui si aggiungeva una somma simile per l’acquisto di un semplice kit di bocce, compreso il pallino. Ora si sono messe le firme più note del mercato del lusso a produrre bocce griffate (Vuitton, Gucci e Chanel). Le loro confezioni in borse di pelle lavorata possono facilmente superare i cinquecento euro. Un bene e un male. Da una parte ciò significa che il gioco bocce resta popolare, anzi si diffonde. Cresce il numero degli appassionati e si arricchisce di giovani. D’altro canto diventa un gioco abbastanza costoso e molto meno comune, relegato a circoli chiusi di amici.

Una volta le bocce erano un fenomeno profondamente sociale. Ora molto meno. Tuttavia, sono sicuro che le bocce non moriranno mai.

Termino, facendo l’ultima osservazione sul gioco bocce. Risulta che nell’Europa settentrionale il gioco bocce è vivo, indispensabile. Gli amici milanesi dichiarano che In Francia è facile vedere sulle spiagge artificiali di Parigi giovani funzionari degli Uffici più prestigiosi della città che arrivano con le loro cartelle, togliersi giacca e cravatta per passare la pausa pranzo a sfidarsi. Ho la convinzione, frutto anche delle chiacchierate coi miei affezionati amici, che staccare dal lavoro e trascorrere anche per mezz’ora il gioco bocce sia un medicamento balsamico per la nostra salute.”

Giuseppe Perugini

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