Le alunne di Montecosaro al Gymfestival di Senigallia: cronaca di un successo

Nelle attività umane ci sono delle evidenze che talvolta non appaiono tali perché offuscate dalla frenesia del vivere quotidiano, dove cose e persone sono valutate in euro contante, anziché con la moneta dell’umanità e del sentimento. Ho fatto questa riflessione, che pure potrei declinare al plurale perché condivisa con altra gente di Montecosaro, nella mattinata di martedì 11 aprile, al palasport di Senigallia, dove avevo accompagnato un gruppo di undici alunne a unirsi ad altre dodici, già presenti nella città rivierasca, per comporre la squadra montecosarese partecipante al Gymfestival 2017, rinomata rassegna scolastica nazionale di ginnastica.

In passato la scuola Ricci vi ha conseguito risultati eccellenti: l’albo delle medaglie è cospicuo e quest’anno si è accresciuto, per merito di Allegra Marignani, Susanna Giorgini, Daniela Dicarlo, Rachele Montori, prime classificate nella categoria del percorso ginnico. Le stesse alunne, altre (Lisa Corradetti, Daniela Pancotto, Valentina Giannini, Manila Castagna) e altre ancora (Giulia Taschini, Yulia Pellegrino, Laura Principi, Lisa Amichetti) hanno poi svolto i loro esercizi nella categoria del corpo libero con l’eleganza e la sicurezza consuete. I punteggi ottenuti non sono stati sufficienti per salire sul podio, anche se è parso che le giurie le abbiano penalizzato oltremodo.

Glissando sulla recriminazione, fondata ma poco opportuna nell’alveo di un’attività scolastica, questo risultato già importante è stato accompagnato da un traguardo, più prestigioso ancora, raggiunto a Gyminsieme, categoria senza classifica, dove il termine insieme si traspone con inclusione, perché richiedeva l’esibizione corale di alunne normodotate con altre diversamente abili. In quest’ambito la bravissima alunna montecosarese Susanna Scipioni e un gruppo di dieci ragazze che l’hanno contornata (ecco i nomi: Giulia Evangelista, Agnese Costantino, Rachele Pasquariello, Beatrice Budassi, Elena Postacchini, Martina Sabbatinelli, Serena Monteverde, Anna Rita Siano, Caterina Garbuglia, Mariem Sfar) hanno eseguito un esercizio splendido, evocativo, intriso di valori morali.

E qui mi faccio realmente cronista dell’accaduto e riporto le prime impressioni così come le ho raccolte sul momento. Eravamo sul finire della mattinata, quasi tutte le atlete si erano esibite, sugli spalti e a bordo pedana si avvertiva un senso fatale di stanchezza che però si mescolava al suo contrario, un’euforia diffusa e mal contenuta, forse per l’approssimarsi delle premiazioni. Così, le ultime esibizioni destavano un interesse minore e la gran parte dei presenti volgeva lo sguardo altrove, agli altri per intrattenere piccoli chiacchiericci o agli schermi degli immancabili smartphone; il via vai al piccolo bar del luogo s’intensificava e accelerava il suo moto. In quel momento, con quella scarsa predisposizione del pubblico, con quello scivolare naturale verso la conclusione, è stato chiamato in pedana il nostro gruppo. Ebbene, nel volgere di pochi secondi si è realizzato ciò che in altre occasioni ho definito il momento magico, cioè quel momento che avviene in ogni consesso umano in cui tutto si riordina improvvisamente sotto la guida di una regia occulta.

Allora tutte le attenzioni si rivolgono verso uno stesso evento, si crea un silenzio denso, i respiri differenti diventano un unico respiro, lento e adeguato al tempo della natura, i cuori si accordano fra loro battendo al ritmo del brio, se si potessero sentire, e le menti si armonizzano con questi. È un tempo sospeso il cui procedere sembra quietarsi e quasi sospendersi. E così è stato fino alla fine quando le nostre ragazze, sulle tracce della musica, e al culmine di un crescendo emozionale, hanno composto coi loro nastri una casa stilizzata e vi hanno condotto amichevolmente Susanna. Solo allora il pubblico ha sciolto questo momento di grazia producendosi in un applauso sincero, convinto, forte e lungo, quasi interminabile, contornato da brevi entusiastici commenti.

La gioia delle alunne, si è mostrata con i migliori sorrisi, di sollievo ed evidentemente commossi, e così è stato per la parte di pubblico montecosarese, nel quale ho visto distintamente cinque, sei o forse più persone in piedi e in lacrime di liberazione emotiva. Le ricordo ancora, adesso che scrivo, e ve ne potrei elencare i nomi. Fabiana, l’assistente di Susanna, che era giusto davanti a me, si è voltata verso gli spalti, abbiamo incrociato gli sguardi e ho visto il suo volto silente, pure esso solcato da grandi lacrime, carico di parole non pronunciate eppure chiaramente udibili. Sì, tutti noi avevamo in tasca la stessa moneta, dell’umanità e del sentimento, e ci bastava. Immediatamente, gli organizzatori di una manifestazione ginnica maceratese prevista per la fine del mese, convinti dalla qualità dell’esercizio, hanno scritturato il bel gruppo montecosarese per esibirsi in quel contesto.

Ora, ditemi se questo non sia un alto momento di scuola, di quelli destinati a essere conservati dalle ragazze protagoniste nella memoria, magari da tramandare in futuro, con commozione non scalfita dal tempo, ai figli e ai nipoti che verranno; ditemi se questo non concorra a rafforzare un’autostima difficile da conseguire nell’età della prima adolescenza; e ditemi, infine, se questo non sia di soddisfazione e sostegno agli educatori, genitori convinti che la loro sia una missione affidata e non un accidente della vita, e professori determinati a vivere la scuola ben oltre i perimetri dell’insegnamento, pur importantissimo, delle nozioni. Una scuola che va oltre se stessa, esce dalle aule e s’incarna nella vita quotidiana. Allora gli otto, i nove, i dieci, molte delle partecipanti hanno proprio questi voti, a dimostrazione che l’ora di allenamento non è tempo sottratto allo studio, non saranno solo numeri ma indici di qualità umane.

Di quel che è stato raccontato il merito e delle ragazze, e insieme di Stefania Pietroni, solerte insegnante che si dedica alle sue squadre senza remore e nessun calcolo d’interesse, fra diverse difficoltà e qualche incomprensione, la cui conoscenza sfugge ai più, ma non a me che scrivo, semplice sostenitore di una bella attività, alla quale collaboro per la mia piccola parte, e cronista privilegiato di una storia che si protrae sui crinali delle onde lunghe; storia tutta montecosarese, perciò fonte di non celato orgoglio. “Matti come nessuno ma geniali più d’ogni altro”, mi ha detto più o meno così il genitore di una ragazza, uno di cui ho descritto la commozione, sulla porta di uscita dal palasport. Io ho corretto la forma e la riporto perché la condivido in pieno.

Marco Iommi

Post-scriptum: quella su cui abbiamo preferito glissare, la protesta per le basse valutazioni, occorre che sia ripresa perché so proprio adesso che il quartetto capitanato da Giulia Taschini è stato penalizzato per un errore evidentissimo di valutazione, sommessamente ammesso dalla giuria e testimoniato dalle immagini. In punto di giustizia quel tredicesimo posto al quale le nostre ragazze sono state relegate avrebbe dovuto essere il primo assoluto. Sarebbe bello se gli organizzatori si ricordassero del caso Dorando Pietri alle Olimpiadi di Londra del 1908, allora perorato con successo dallo scrittore Conan Doyle, e su quello, con un gesto di stile, ponesse rimedio all’errore. Hoc est in votis

 

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