La nota di Giuseppe Perugini: ma che fine hanno fatto le edicole?

Caro direttore, da un paio di anni sto osservando con sconforto la chiusura, ovverosia la fine di molte edicole. Tale accadimento mi sta generando una sorta d’inquietudine. Ricordo che una volta le edicole andavano a ruba e solo chi poteva permetterselo perché le licenze costavano un occhio della testa, essendo acquistate dai precedenti proprietari, erano un patrimonio che rappresentava un avvenire sicuro e sereno per tutta la famiglia. Può darsi che lo sono ancora, ma non più come prima. E’ scoppiata la crisi della carta stampata, scombinato il sistema distributivo, spezzato il rapporto con l’utente. Molte edicole sono state smantellate ed è rimasto solo il suo perimetro, talvolta transennato sull’asfalto.

Risulterebbe che negli ultimi cinque anni a Milano sono state chiuse quattro edicole su dieci. A riguardo, non sembra sia facile trovare una sorta di vaccino per combattere o fermare l‟accrescere di questo virus che sta falcidiando elementi importanti di storia cittadina e anche di promozione culturale in un Paese dove esistono ancora molte differenze tra una Regione e l’altra. Va osservato, tuttavia, che i giornali così chiamati “provinciali”, hanno sempre avuto un forte tratto distintivo di appartenenza al territorio con articoli e servizi sulla cronaca spicciola cittadina, sufficientemente bistrattata dai media nazionali, ma parecchio stimata dal lettore. Destino segnato come per le cabine telefoniche, i video cassette e gli juke box? Può darsi, ma non è detto.

Tempo addietro avevo sentito parlare di un “progetto edicole 2.0” che prevedeva la trasformazione in centri di servizi di zona. Nuova vita quindi alle edicole da info Point turistici a raccoglitori di elenchi artigiani di zona? Potrebbe essere, ma che ne pensavo i diretti interessati?

Di questo e di altro ancora ho parlato con il giovane peruviano, mio edicolante e altri dai quali, vista la loro non più giovane età, ho appreso tante valide indicazioni. Ero incuriosito e per questo volevo capire, anche per desiderio di sapere i congiunti progetti che hanno in testa gli edicolanti ed anche, principalmente, i loro rappresentanti.

Il giornalaio quasi settantenne, proprietario dell’edicola situata nei pressi di Città Studi, ove ogni tanto mi fermo a parlargli acquistando anche qualche libro pubblicato dalla Rizzoli, mi racconta che le vendite dei giornali sono in continuo calo e l’età media dei suoi clienti è in costante crescita. Aggiunge che la vendita dei quotidiani e settimanali nei supermercati sta provocando un calo anche in questa fascia di età: riporre il giornale nel carrello della spesa sta diventando un’abitudine. E ancora, prosegue, non è solo questo il problema. In concretezza il nostro settore è cambiato perché è mutato il mondo intorno a noi: la comunicazione ha preso altre vie. Internet soddisfa tutte le esigenze del lettore, dalle notizie in tempo reale, dai video a luce rossa ai classici del cinema in bianco e nero, dai giochi, agli itinerari per le vacanze, alle vendite porta a porta, agli abbonamenti scontati, oltre alla recente liberalizzazione dei punti vendita. Affermazione questa, a mio parere, di tutto rispetto. Egli riferisce poi che sarebbe interessante che le edicole possano diventare un “Service Point” per il quale occorrerebbe, tuttavia, una politica seria per l’editoria e una presa di posizione forte da parte delle organizzazioni di settore per far fronte al cambiamento radicale. Sostiene, inoltre, che si tratterebbe in quasi tutte le circostanze di ristrutturare le edicole che generalmente sono di ridotte dimensioni, per renderle idonee a ospitare nuova merceologia e servizi. Il saggio giornalaio mi elenca quello che è un vero e proprio bollettino di guerra, vale a dire le tante edicole, a sua memoria, chiuse negli ultimi otto anni. Finisce la nostra conversazione dicendo che il “virus” non si placa e continuerà a fare nuove vittime.

Dalla cordiale chiacchierata con l’edicolante, sia pure con qualche interruzione per servire i clienti, ho dedotto alcune analisi che esporrò più avanti, ovvero dopo la conversazione intercorsa con altro apprezzabile edicolante.

Alcuni giorni addietro, appunto, ero in Centro. Avevo appuntamento con un paio di vecchi colleghi e amici con i quali ogni tanto mi ritrovo. Nel corso delle nostre conversazioni ho fatto risaltare alcuni miei pensieri in tema di edicole, specificando che molte erano state smantellate. E le generiche analisi dei miei amici le ho trovate appropriate poiché calzanti e concrete. Per questo abbiamo osservato attentamente il giornalaio dell’importante edicola collocata all’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele la quale, pur essendoci molto via vai di persone, soltanto tre concittadini, nell’arco di quindici – venti minuti, hanno comprato il quotidiano e qualche settimanale. Egli, determinato e battagliero quasi sessantenne conduce con altri soci a livello familiare anche un‟altra edicola ubicata alla Via della Commenda, fascia quanto basta centrale. Racconta di essere edicolante da oltre quindici anni e si avvale del figlio come collaboratore. Circa due anni addietro ha rilevato l’edicola dal precedente proprietario che se n’è andato in Thailandia: meno tasse e più bellezze naturali. La professionalità e l’esclusiva, dichiara l‟edicolante, sono i due elementi fondamentali che dovrebbero caratterizzare la figura del giornalaio, dando altresì nuovo stimolo al settore. In parole povere, continua, qualunque mestiere deve essere professionale, anche il più umile, ma quello del giornalaio lo deve essere a maggior ragione perché in qualche modo mette in vendita cultura e le edicole, inoltre, dovrebbero poter contare sull’esclusiva come tutta la categoria merceologica. Aggiunge: i punti vendita di riviste e quotidiani, secondo il mio parere, dovrebbero essere esclusivamente costituiti da chioschi, pur se sono proprio i chioschi che subiscono le maggiori discriminazioni. Per venire incontro ai problemi della categoria, in particolare delle edicole, prosegue il giornalaio, si deve rivedere il sistema di tassazione del suolo pubblico, della suddivisione in micro zone e degli oscuri aumenti di tasse in generale. La tassazione, dichiara, dovrebbe essere conforme e oggettiva al fatturato, non riguardo alla zona in cui è posta l’edicola. Ad esempio, egli assicura che fattura di più in Via della Commenda che in Piazza Duomo – Galleria Vittorio Emanuele, considerata oggettivamente area eccellente con più rilevante passaggio e, per questo motivo, mi costa di più di tasse per l’occupazione del suolo pubblico. Poi, asserisce che la decisione di permettere la vendita dei giornali in punti commerciali alternativi l’ha danneggiato, e non poco. Ritorniamo, prosegue il giornalaio, al concetto di esclusiva: il mercato può essere libero solo se il prezzo del prodotto, in questo caso il giornale, può essere concorrenziale e non blindato dagli editori i quali, a loro volta, svendono, allegandoli ai quotidiani e settimanali a prezzo stracciato. L’ubicazione delle edicole è un altro elemento importante. Alle mie edicole, dichiara il giornalaio, devo ampliare i servizi alla clientela. Al termine del nostro amichevole colloquio, egli infila le seguenti parole: noi edicolanti dobbiamo sperare anche nel maggiore impegno da parte delle nostre Organizzazioni le quali si fanno vedere, in buona sostanza, piuttosto distanti.

Vado avanti con le mie osservazioni sulla crisi delle edicole. Quando ero ragazzo e andavo a scuola a Civitanova Marche, molte volte passavo un po’ di tempo a guardare e leggere ciò che l‟edicola situata in Piazza esibiva al pubblico. E solo in pochi casi ho potuto acquistare un periodico, ricco di notizie e cultura.

Ho preso atto, con amarezza, che la lettura della carta stampata non affascina le nuove generazioni e, a maggior ragione, non lo è vendere carta stampata in una libreria o in un’edicola. In più bisogna valutare quanto sia faticoso il lavoro del giornalaio da un punto di vista burocratico, della gestione e fisico.

L’edicolante non è un mestiere per giovani. Troppo faticoso e sotto certi aspetti anche monotoni, con tempi morti durante la giornata. Internet, a mio parere, usato com’è usato è il vero nemico del giornale di carta in particolare perché abitua le nuove generazioni a non approfondire le notizie, a non apprezzare la buona scrittura e l’analisi dettagliata dei fatti.

Da una sommaria valutazione, credo che l’ottanta per cento dei clienti hanno oltre cinquanta anni e ciò rende il mercato delle edicole difficile sia in entrata sia in uscita. Non penso che la soluzione sia trasformare l‟edicola in un Centro Servizi. Questo concetto che sento ogni tanto sbandierare mi pare più un modo per depistare il problema. Quello che è necessario, a mio avviso, è un maggiore aiuto e assistenza da parte delle associazioni di categoria per sanare le anomalie della distribuzione, dei contributi e della tassazione.

Dallo scambio d’idee con gli edicolanti e dai miei amici non intravvedo, purtroppo, una soluzione a breve che possa risanare il settore. Gli edicolanti con i quali ho avuto il piacere di parlare, le loro parole d’ordine sono sempre stata: “… preservare”, “… puntellare”, “… si vive”. Ma il loro vero problema non è l’oggi, ma il futuro. I giovani, anche chi potrebbe permetterselo, non mostrano comunque interessati a questo tipo di attività.

Termino questo mio ex-cursus nel mondo delle edicole, che pur nella sua brevità e incompletezza mi ha fornito tuttavia spunti di riflessione e una maggiore consapevolezza del problema.

Caro direttore, consentimi cordialmente questa mia richiesta: sarei davvero felice conoscere le tue osservazioni riguardo il tema svolto, oltre a quelle, ovviamente, dei tanti lettori del tuo giornale.

Giuseppe Perugini

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