Celebrazione Forze Armate: unanime apprezzamento per il discorso di Albino Mataloni

logo-combattenti_e_reduciIl montecosarese Albino Mataloni, nei giorni di celebrazioni delle Forze Armate, in veste di Presidente dell’Associazione Combattenti e Reduci della Provincia di Macerata, ha tenuto in pubblico (Montecosaro, a Pollenza e a Mogliano) un discorso di grande funzione e valore umano.  Le centinaia di persone presenti alle cerimonie, unitamente alle rappresentanze civili e militari,  hanno espresso la più sentita gratitudine e riconoscenze ad Albino per le parole da egli espresse, apprezzabili e significative. L’Associazione “Punto d’incontro” Rione Marche, di cui Mataloni è Consigliare Delegato, tiene a far sapere che si sente onorata e orgogliosa di essere da lui rappresentata.

“Autorità civile, militare e religiosa, cari concittadini, buongiorno e benvenuti.

Prima di dare corso alla nostra odierna cerimonia, desidero esprimere due parole nei riguardi dei nostri cari vicini di casa, colpiti dal terremoto.

E’ un miracolo, che non ci siano stati morti. La lunga scossa di domenica mattina ha cancellato quasi del tutto Castelluccio, la Basilica di San Benedetto e la Chiesa di Santa Rita.

Sto vedendo con la mente le sofferenze e le disperazioni cui è sottoposta quella povera gente, oltretutto abbastanza anziana. Diamo loro una mano concreta e una invocazione al Signore di soccorrerli e aiutarli. Ad ogni costo, miei cari amici, non abbandoniamoli.

Ora, esprimo la mia gratitudine e riconoscenza per essere qui per venerare i nostri caduti di tutte le guerre.  Come noto, da molti anni diamo corso a questa importante cerimonia commemorativa.

Sono qui con voi in veste di Presidente Provinciale dell’Associazione Combattenti e Reduci della Provincia di Macerata.  Sono orgoglioso di rappresentare un gruppo di persone di grande qualità umana, fratellanza e tanto buon senso.

Vengo da una famiglia tradizionale, simile a milioni di altre. I miei genitori avevano vissuto il primo e il secondo conflitto mondiale: da piccolo ascoltavo i racconti sugli orrori delle guerre.

Mi hanno trasmesso il senso della giustizia, il disprezzo per le dittature di qualunque genere, il significato della comprensione verso l’altro.

Mi hanno insegnato a distinguere il bene dal male.  Grazie a loro ho compreso il significato della rinuncia e della paura e ho imparato a gestirle.

La giornata che siamo a celebrare, tradizionalmente dedicata alle Forze Armate della Repubblica, è la solenne ricorrenza nella quale gli italiani sono chiamati a ricordare con dignità e orgoglio il raggiungimento della nostra Unità Nazionale, una delle tappe più fondamentali nella storia del nostro popolo.

Il primo pensiero è rivolto a coloro che combatterono duramente anche a costo della propria vita per il conseguimento di quegli altissimi ideali che oggi, purtroppo e troppo spesso, tendiamo a dare per diminuiti: ovverosia l’indipendenza e la libertà.

Tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di nascere in un Paese libero e democratico abbiamo il dovere di rivolgere sempre un ringraziamento dal più profondo del cuore alle centinaia di migliaia di soldati molti dei quali, all’epoca, erano soltanto dei ragazzi, ai caduti della Resistenza. A tutti i nostri fratelli che sacrificarono la propria esistenza per un grande sogno, che oggi noi possiamo chiamare realtà.

Il giorno dell’Unità Nazionale e la giornata delle Forze Armate sono celebrazioni profondamente legate tra loro.

In questi giorni ho letto una frase straordinaria, pronunciata da Armando Diaz Generale di Corpo d’Armata detta durante la Grande Guerra. La frase me la sono scritta, è la seguente: “…. Audaci e prudenti come soldati di razza, robusti e resistenti come il granito e con il cuore pieno di passione, di senso del dovere e di fede”. 

In nome dell’Associazione che rappresento rivolgo pertanto un messaggio di ringraziamento alle Forze Armate presenti sul nostro territorio.

In questi ultimi tempi, tuttavia, osservo con profonda amarezza come il ricordo di quegli eventi stia diventando purtroppo sempre più pallido, in parte perché l’inesorabile trascorrere del tempo ci sta portando via quasi tutti i reduci di quegli anni lontani e, in parte, forse, chissà, perché non siamo stati capaci di trasmettere alle giovani generazioni l’immenso valore di queste memorie. 

Oggi celebriamo e ricordiamo tutto quello che appartiene alla parte migliore del nostro Paese e della nostra storia in un ricordo che è e deve restare scolpito in profondità nella memoria collettiva della nostra Comunità.

Vorrei incitare tutti quelli che, in qualunque modo, hanno ruoli di responsabilità nei confronti dei giovani a stimolarli nel riscoprire e apprezzare quei valori, in altre parole ad aiutarli a comprendere che è soltanto grazie all’immenso sacrifico di quei loro coetanei di tanti anni addietro se oggi possono vivere in libertà e democrazia. Da parte nostra, fermo restando la difesa della memoria di quegli eventi, dobbiamo forse svolgere nuove espressive cerimonie, vale a dire in linea con i tempi poiché sono cambiati, affinché le nuove generazioni si distinguano e si riconoscono.

C’è una pregiata continuità nella vita delle Forze Armate.  La tradizione militare che si alimenta nella libertà è fatta d’ideali comuni. E’ garanzia di comprensione vicendevole e di solidarietà per le nostre giovani generazioni che ne devono comprendere l’importanza, la nobiltà, il valore sociale e politico.

Quando ricordiamo i nostri combattenti e reduci, i nostri caduti di ogni tempo, quando ci rechiamo ai cippi o ai monumenti posti in memoria dell’eroismo, non facciamo azione di riguardo a valori che attengono al concetto di guerra, ma ai valori che esaltano la profonda umanità del sacrificio, dell’eroismo e della venerazione che sono continui e comuni.

Come mi capita ogni anno, pure in questi giorni ho riflettuto sulle orribili angosce, sulle sofferenze e sulle disperazioni sentite dai nostri caduti.  Chissà, forse è causa anche della mia età che avanza inesorabilmente, ma il coinvolgimento che sto provando è veramente forte. 

Solidarietà, onestà, rispetto, senso di appartenenza, lealtà, partecipazione e senso civico sono i valori che contano in una società, valori concreti e duraturi che abbiamo il sacrosanto dovere di coltivare senza mai darli per scontati.

Finisco, esprimendo gratitudine per la vostra cordiale attenzione.  Viva l’Italia e l’unità nazionale.”

 

Albino Mataloni – Montecosaro Stazione, 4 novembre 2016

 

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