La nota di Giuseppe Perugini: Sagre, feste patronali e luoghi d’incontro

Dante_Alighieri_2Come sempre le note di Giuseppe Perugini vogliono essere spunti di riflessione e oggetti di discussione. Questa volta siamo in tema di feste paesane, sagre, spettacoli culturali, eventi che, secondo Giuseppe, dovrebbero aumentare il livello qualitativo e avere un maggior coordinamento. E con una maggiore coerenza, ogni singolo evento vedrebbe rafforzata la propria identità e i tratti distintivi risalterebbero, come logica vuole, con evidenza all’occhio.

“Carissimo Direttore, in queste splendide giornate estive ho guardato attentamente senza soluzione di continuità, il susseguirsi di numerose sagre, feste patronali e altro che, immagino, da diversi anni ormai riproducono appuntamenti fissi capillarmente disseminati nei vicini Paesi ed anche nel nostro che non è da meno.

Non ci sono Paesi e Borghi maceratesi, infatti, che non abbiano la loro estate all’insegna del coinvolgimento e del divertimento e riescano a chiamare tanti partecipanti per la gioia e compiacimento degli amministratori e organizzatori.

Poi, non interessa se di solito si assiste a programmazioni senza programmazione alcuna, nelle quali la Sagra della porchetta o altro s’inserisce fra la presentazione di un libro sufficientemente impegnativo e la commemorazione di un pregevole autore riscoperto, magari, solo per l’occasione, cui possono seguire non solo la commedia in parlata locale ma anche la sfilata di qualche creatore di moda: il tutto presentato, naturalmente, all’amatriciana che pare essere il condimento prediletto di tanti eventi locali.

Di certo sappiamo tutti che l’offerta dei prodotti va differenziata, che bisogna far campare amatori, dilettanti e professionisti, che vanno rispettate le esigenze, anche quelle abbastanza discutibili dei cittadini, ma dobbiamo convincerci però che si può fare di più per migliorare il livello dell’offerta e quello del pubblico in momenti così interessanti, come sono per l’appunto le feste di Piazza e le estati di Paese.

Le quali dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, proporre eventi coordinati e/o unificati da un comune denominatore rivolto a migliorare e non ad assecondare le esigenze, spesso grossolane, del pubblico: in parole povere dovrebbero, a mio parere, svolgere una funzione educativa come ha fatto la TV degli anni Sessanta e Settanta, che ha avvicinato il vasto pubblico, milioni di telespettatori non centinaia di spettatori, alla letteratura e alla lettura grazie a sceneggiati televisivi, oggi dette fiction, molto popolari, tratte da meravigliose opere di Manzoni, Palazzeschi, Vittorini e tanti altri.

Invece, purtroppo, nel numero incalcolabile delle manifestazioni programmate per questa estate come per le precedenti si oscilla tra i rarissimi momenti dallo spessore culturale alto e moltissimi eventi, quasi tutti, dal profilo piuttosto basso, a ripetere una frattura insanabile fra due segmenti di pubblico inversamente proporzionale che gli amministratori e gli organizzatori dovrebbero, per lo meno, tentare di superare proponendo di conseguenza opere e autori popolari come avvenuto per l’appunto sul piano televisivo.

A questo pensiero, sono certo che non sarebbe fuori luogo prospettare una forma di recitazione spettacolare come quelle offerte e messe in atto sia da Carmelo Bene sia da Roberto Benigni, facendo arrivare al vasto pubblico le letture delle opere di Dante Alighieri, di Ludovico Ariosto, eccetera. Letture che, riguardo alle qualità e alle caratteristiche consentirà di certo il successo a prescindere dallo spettacolo incentrato su un unico artista, il quale, pur essendo assai versatile e aperto alle innovazioni tecnologiche, offrirebbero in ogni caso al vasto pubblico un mix di recitazione, commenti, musica e allestimenti scenici spettacolari in tempi contenuti. Eventi che, in buona sostanza, potrebbero essere gestiti anche a livello amatoriale o dilettantistico.

“Amor, ch’a nullo amato amor perdona” scriveva Dante, interpretando un sentire comune all’epoca.

Introdurre la più conosciuta lettura ad alta voce, ovvero la recitazione pubblica delle opere della così chiamata “Lectura Dantis” che abbraccia la declamazione dei versi e anche il loro commento, attuati pure da soggetti diversi, la recitazione può essere essa stessa spettacolo imperniato su un unico artista, per citare la più conosciuta fra le manifestazioni, non solo estive, di un Comune. A mio parere, darebbe un tocco in più alla programmazione degli eventi giacché le assicurerebbe un profilo nazionale, consentendo per di più di veicolare contenuti interessanti e valorizzare in modo più proficuo ed efficace le risorse umane e finanziarie locali.

In questi giorni ho osservato che l’Assessore alla Cultura del Comune di Civitanova Marche ha programmato una serata che risplenderà di luce propria per la sua elevata qualità, riuscendo ad ottenere oltretutto un finanziamento europeo. Nell’affascinante cornice dell’area portuale civitanovese saranno replicate, difatti, le declamazioni dei versi del sommo Poeta.

Per quali motivi gli Amministratori e gli Organizzatori di eventi montecosaresi non provano a fare allo stesso modo?

Caro Direttore, qual è il tuo punto di vista?
Rifletto che sarebbe oltremodo avvincente se, oltre a auspicabili commenti ed esposizioni da parte della nostra Amministrazione Comunale, ci fossero anche considerazioni dai tuoi lettori che, come noto, sono alcune migliaia”.

Giuseppe Perugini

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