Giuseppe Perugini: il bail-in (belin), cosa è e come si applica

BailQuesta volta, l’articolo che Giuseppe Perugini mi ha inviato, parla di un tema di attualità molto scottante e molto sentito, soprattutto nel nostro territorio: “le banche”, la crisi di alcune di esse, i relativi salvataggi, il cambio delle regole. E lo fa con la solita maestria e delicatezza, associando ricordi vacanziero-balneari liguri e amicizie montecosaresi che lo hanno spinto ad approfondire questo spinoso argomento.

Caro direttore, mi appresto a redigere questa nota per il tuo giornale perché il termine inglese “bail-in” (pronuncia: belin) mi ha rispedito indietro di diversi anni, allorquando andavo in vacanza in Liguria con la mia famiglia e, di tanto in tanto, per lavoro. A quel tempo prendevo parte a tante chiacchierate con i vicini di ombrellone i quali, in certe circostanze, inserivano il modo di dire “belin”. Ciò aveva luogo anche da parte di soggetti di ottima preparazione scolastica e lavorativa. Era davvero alla mano prendere parte a quei cordiali e piacevoli colloqui con persone liguri.

La dialettale parola “belin” è detta in forma di combinazione, di espressione più usata nel dialetto genovese assumendo, secondo lo stato di cose, accenti confermativi o risentiti, ovvero eccellenti o noiosi, ovvero infuriati.

In conseguenza di questo, in questi giorni sono stato stimolato a intendere il termine inglese “bail-in” utilizzato nelle nuove regole inerenti a crisi di aziende di credito, avente pronuncia “belin” come da dialetto genovese, e non solo. Dallo scorso gennaio sono cambiate le regole che consentono al sistema bancario e alle parti interessate a gestire eventuali cadute di aziende di credito.

Da gennaio 2016, infatti, l’eventuale crisi di una Banca in Europa potrà essere anche risolta con un nuovo meccanismo detto per appunto “bail-in” (letteralmente: salvataggio interno).

Il salvataggio della Banca non avrà più luogo con soldi pubblici dello Stato e delle Banche Centrali, bensì attraverso la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti della banca interessata in misura sufficiente a risolvere la sua crisi.

Giacché diversi amici montecosaresi sono correntisti di Banca Marche, ho voluto capire bene il vero senso del “salvataggio interno” perché il “bail-in” assegna alla Banca d’Italia e alla Banca Centrale Europea il ruolo di autorità di risoluzione” con poteri di organizzare la gestione delle crisi bancarie e intervenire in tempo per limitare danni al sistema.  

Va osservato che fino al dicembre dello scorso anno le garanzie, in caso di fallimento, erano prestate non solo dalla Banca d’Italia e dalla BCE, ma anche dai contribuenti. In buona sostanza, il “bail-in” è stato introdotto per consentire rimedio a una crisi bancaria partendo da un nuovo presupposto: vale a dire che il costo dell’eventuale crisi sarà sostenuto principalmente dalla banca stessa come succede per le altre tipologie d’imprese. Sono state rafforzate le misure preventive alle quali ogni banca deve attenersi anche in assenza di segnali negativi.

In particolare, il “bail-in” prevede che gli azionisti e in casi particolarmente gravi anche altri investitori e titolari di conti oltre centomila euro contribuiscono, con i propri fondi, a risolvere la crisi della banca qualora essa possa avere contraccolpi sulla stabilità del settore bancario e finanziario.  I suoi titoli potrebbero subire una riduzione anche totale, oppure la conversione in azioni delle sue obbligazioni.

Un principio di base del “bail-in” è che chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisca in misura maggiore all’eventuale azione di risanamento. Con questo sistema gli azionisti sono i primi a intervenire.

Qualora l’apporto da parte degli azionisti non fosse sufficiente, sono chiamati a contribuire chi detiene categorie di strumenti secondo un predeterminato schema di priorità d’intervento, compreso chi ha deposito superiore a centomila euro sia inerente alle persone fisiche sia riguardante le piccole e medie imprese sulla somma eccedente, appunto, i centomila euro.

A mio avviso, le novità introdotte dal “bail-in” consigliano opportune riflessioni sullo “stato di salute” e “solidità” di una banca, presupposti che sono presi in attenta valutazione dalle Autorità di Vigilanza (BCE e Banca Italia) nel momento in cui conferiscono i coefficienti – variabili da banca a banca – significativi del patrimonio minimo necessario per svolgere l’attività.

Per le persone fisiche e per le piccole e medie imprese, sintetizzo come segue:

  • i depositi superiori ai centomila euro non saranno implicati automaticamente nel “bail-in” salvo che il contributo richiesto agli strumenti più rischiosi (esempio: azioni, obbligazioni subordinate, titoli senza garanzia) non fosse soddisfacente a risanare la banca;
  • ai depositi fino a centomila euro non succederà assolutamente nulla, così dicasi pure per i conti deposito (anche vincolati), libretti di risparmio, gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi sino a centomila euro per depositante;
  • qualora il conto corrente fosse cointestato a due persone, l’importo massimo garantito è di duecentomila euro. Ove, invece, due conti correnti fossero intestai alla stessa persona presso la medesima banca, l’importo garantito deve intendersi solo di centomila euro.

Giuseppe Perugini

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