Giuseppe Perugini: ampliamo il livello del dibattito sulla migrazione

Barconi-migranti-rep.it-820Da secoli le popolazioni del mondo decidono di lasciare la propria terra per spostarsi in altri paesi alla ricerca di migliori condizioni di vita. Come conseguenza della sua posizione geografica, l’Italia negli ultimi anni è stata sempre più coinvolta in questo fenomeno, in continua crescita a causa delle guerre e della povertà, con risvolti spesso drammatici. E’ questo il tema che affronta questa volta Giuseppe Perugini, un tema molto sentito e controverso, che vuol essere uno spunto di riflessione e discussione.

“Caro direttore, uno degli avvenimenti di questi tempi che occupa il dibattito riguarda il flusso di popolazioni che si spostano verso Occidente a causa della guerra e della fame incoraggiate, senza criterio, dai media che danno luogo a rappresentazioni di vita benestante. Cercherò, tuttavia, di svolgere questo importante tema esponendo di seguito le mie considerazioni sul ricevimento degli emigranti, come si ricava anche da vari ambiti. E’ stato posto l’accento che l’accoglienza deve intendersi doverosa e aperta a tutti per ragioni umanitarie. Si sostiene che trattasi di popolazioni che possono svecchiare il nostro vecchio mondo con energie giovani e nuove, pur consapevoli di crescita negativa quale l’illegalità e il degrado, com’è accaduto poco tempo addietro in Germania. Condotte e modi di agire negativi che manifestano non solo le condizioni d’isolamento e di povertà, ma anche la reazione dei migranti a un mondo Occidentale a loro completamente estraneo, che dal tempo del colonialismo li ha del tutto sfruttati e spremuti.

Ritengo che queste considerazioni abbiano una parte di verità, ma non sono esaustive. Esiste un pezzo di realtà altrettanto rivelatore che non è preso nella dovuta considerazione dai più. Prima di affrontare l’altro aspetto del fenomeno migratorio, va detto che dietro c’è una rete internazionale di trafficanti puntellata dalla mafia che, a mio avviso, deve essere stroncata. Per ora l’inverno ha rallentato ma non interrotto gli sbarchi attraverso il canale di Sicilia. La primavera è vicina e si temono altri esodi, purtroppo altri morti in mare, altri sbarchi organizzati da migliaia di scafisti il cui sporco lavoro non conosce soste. Va posto l’accento, come studiato dalla Commissione europea, che almeno sessanta mila sono quelli transitati o tuttora dimoranti in Italia di cui si sono perse le tracce, scomparsi, irreperibili. Come vivono o sopravvivono? Una politica in questa direzione ancora non si vede. Il mio punto di partenza non si riferisce all’idea prevalente e astratta di uomo come realtà già costituita in sé, ma quella di un uomo pragmatico che ragiona e agisce in un certo modo. L’idea di un uomo è di un essere che è tale grazie alla lingua, alla cultura, alla tradizione e alla storia che ha respirato in una società. L’uomo è quello che è in virtù a ciò che ha imparato e assorbito dalla famiglia, dai professori e dai vari pensieri e concetti fatti dagli altri che trova nell’ambiente di riferimento.

In altre parole, ci concepiamo come esseri forniti di diritti. Consideriamo lo Stato come entità democratica e laica. Concepiamo la religione come fatto di coscienza personale. Valutiamo i rapporti fra i due generi improntati alla parità e alla libertà. In buona sostanza, viviamo uno stile di vita di un certo tipo perché lo abbiamo respirato e fatta nostra la cultura illuministica, sviluppatasi in Europa già dal settecento. La cultura concepita dall’umanità è però molteplice. Sono tante le culture che si sono imposte nel mondo nel corso del tempo. Riguardo alla comunità di appartenenza gli uomini le respirano e fanno propria la relazione. Hanno modi di vivere diversi e concetti differenti su come intendere sia lo Stato, sia i rapporti fra sessi, sia gli stili di vita e così via. Ove il rimescolamento in una società avviene tra persone di opposta cultura, come quella del fondamentalismo islamico, allora è davvero difficile, se non impossibile, l’integrazione. Se si crede nella laicità dello Stato e nella religione come fatto di coscienza, nella famiglia monogamica e nella parità dei sessi, cardini questi dai quali scende la messa in comunicazione, come possono integrarsi o vivere senza problemi in una cultura che fa discendere dalla religione ogni e qualsiasi cosa dallo Stato che pratica la poligamia, ove il marito è il padrone assoluto e la moglie non ha alcuna voce in capitolo, se non quella di tacere e obbedire? Possedere una cultura e volendola mantenere, contare su certi valori che definiscono l’identità di una persona, adottare insieme una cultura alternativa e fare propri, allo stesso tempo, valori contrari, sono impossibili.

Il recente caso della Germania dove le donne sono state molestate e derubate, è indicativo del fatto che è bizzarra, se non impossibile, l’integrazione o la convivenza senza problemi fra portatori di culture diverse e alternative. Non si è trattato di persone, com’è stato detto, ubriache e in preda agli eccessi o di bravate di agghiacciante gusto. In parole povere, si è trattato del fatto che questi migranti considerano la donna loro proprietà cui negano la libertà e l’autonomia. Faccio la seguente supposizione. Immaginiamo un uomo che ha assimilato cultura, parla italiano, possiede casa, ha famiglia, ha lavoro dignitoso e va in chiesa, viene a trovarsi in un Paese mediorientale ed è costretto a imparare l’arabo, a vivere sotto una tenda, a fare il nomade e pregare rivolto alla Mecca, difficilmente egli avrà la forza di adattarsi e fare propri i nuovi valori diventando un altro uomo.

Molti uomini ambiscono a una società dove culture diverse e opposte possono convivere. Pur rispettando le buone intenzioni da uomo inserito nella cultura occidentale, ritengo siano concetti avulsi da ogni condizione sociale. Solo se il migrante rinunciasse a quella parte della sua cultura, incompatibile con la nostra e, nel frattempo, lo Stato ospitante varasse misure adeguate da imporre a chi arriva dall’estero, allora, probabilmente, sarebbero possibili l’integrazione e il vivere senza problemi. Imporre che la donna musulmana abbia piena libertà di movimento e che l’uomo non possa convivere con più donne. Nel nostro Paese queste misure non ci sono. Non sarebbe pertanto il caso di rivedere radicalmente la politica di accoglienza sorretta e prodotta finora? Guardiamo ogni tanto anche la luna, non sempre il dito. Termino caro direttore, richiamando una tua introduzione apposta a una mia Nota di un paio di mesi addietro. Con essa sollecitavi i tuoi lettori a promuovere scambi di vedute e riflessioni sui temi oggetto degli argomenti da me svolti. Molto bene: sarei lieto se ai ragionamenti della mia presente Nota essi dessero esposizioni culturali e formative”.

Giuseppe Perugini

 

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