Fonte Destra

10178131_491171761011701_613120269512441932_n“Mondeco’ sta sopre un monde, pija l’acqua jio’ la fonde…” recitava un antico detto e quella in questione era la “Fonte Destra” (volgarizzazione abbreviata del latino cancelleresco “Fons extra muros”: Fonte fuori le mura), probabilmente di origine romanica, costruita fra il 1100 e il 1200. La documentazione più antica è una pianta topografica per la “rimodernazione della pubblica fontana detta volgarmente Font’Estra della terra di Monte Cosero” disegnata nel 1772 dal comacino-fermano Pietro Augustoni, architetto camerale della Marca, progettista della Torre Civica, del Teatro e di altre cose ancora a Montecosaro, nella seconda metà del Settecento. La Fonte-lavatoio, non avendo subìto più modifiche, è rimasta fedele a quel disegno, con tre vasche comunicanti: la prima usata come abbeveratoio per il bestiame, le altre due come lavatoio.

Quando non c’era il servizio idrico nelle case, la Fonte Destra era molto importante per la vita del paese, i contadini portavano gli animali ad abbeverare, le donne andavano a prendere l’acqua con le brocche in testa e a lavare i panni con i cesti di paglia pieni. Era quindi inevitabilmente un luogo di aggregazione, di amicizia, di condivisione, dove si parlava, ci si raccontavano i fatti paesani, si cantava, dove i bambini al seguito delle mamme giocavano e saltellavano (e magari finivano dentro le vasche). Il vero sacrificio era indubbiamente il viaggio di ritorno a piedi, in quanto i panni bagnati e le brocche piene erano molto pesanti, la salita molto ripida e la distanza dal paese non breve.

La parte più importante di una Fonte di questo tipo però è quella nascosta, cioè i canali sotterranei di alimentazione. Infatti i costruttori di una volta convogliavano le acque dalle parti alte mediante canali di raccolta e scolo sotterranei, che drenavano l’abitato e, poiché l’acqua oltre che a far danni era un bene preziosissimo, confluivano in fonti, abbeveratoi e cisterne di irrigazione di solito in prossimità, ma all’esterno, dell’abitato.

Si ringraziano per le informazioni e la documentazione: Paolo Marinozzi, Andrea Quattrini, Alfredo Maulo.

 

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