Lettera al sindaco: Aiutiamo la ripresa con meno tasse sulla casa

Caro Sindaco, da diverso tempo i Consiglieri di “punto d’incontro” Rione Marche si domandano: perché in Italia è tanto difficile ridurre le tasse? Non avendo report tecnici e amministrativi di ordine generale (Stato, Regioni e Comuni) ed elementi elaborati dagli specialisti di differenti settori la risposta, per noi comuni cittadini, onestamente non è per niente facile, anzi è complicata. Con il buon senso del buon padre di famiglia, tuttavia, provo a esporre alcuni punti di vista.

1. Ritengo che il motivo vero risieda nell‟enorme spazio che Stato, Regioni e Comuni, in altre parole la politica, occupano nell‟economia del nostro Paese. Fintantoché questo spazio non sarà ridotto, la spesa si potrà forse contenere, ma non scenderà a sufficienza per abbassare in modo significativo le tasse.

2. Un esempio sono le funzioni esercitate dalle Regioni e dai Comuni nella raccolta dei rifiuti o nella produzione e distribuzione di acqua ed energia elettrica, funzioni che potrebbero essere svolte in maniera spesso più efficienti da Imprese private. Ma alla politica derivano benefici economici ed anche elettorali dalla gestione di queste attività (assunzioni, Consigli di Amministrazione, gestione degli appalti di forniture, ecc.) e quindi ha un incentivo a mantenere pubblico il loro controllo, scaricando sui cittadini il costo dei benefici di cui essa, la politica, si appropria.

3. Ciò non significa, comunque, che un Paese stia tanto meglio quanto più limitato è lo spazio occupato dallo Stato. Ci sono funzioni pubbliche essenziali per il buon funzionamento di una società: la giustizia, l’ordine pubblico, la difesa, la scuola, la sanità, il che non vuol dire che non vi debba essere spazio anche per il settore privato.

4. Alcuni mesi addietro, avevamo osservato con attenzione alcuni rapporti redatti dall’ex Commissario alla revisione della spesa Carlo Cottarelli. Egli, nei primi mesi del 2013, informava che erano quasi 8.000 le società partecipate da Amministrazioni Locali con circa 550.000 dipendenti. Oltre la metà di queste aziende sono interamente di proprietà pubblica o, comunque, a maggioranza pubblica (il Comune Montecosaro in quante e quali aziende pubbliche compartecipa?). In quell’anno le loro perdite (Ministero dell’Economia) sono state di circa un miliardo e mezzo di euro, vale a dire tremila miliardi del vecchio conio. Sono tutte note queste formulazioni, eppure sono ferme al palo perché niente è cambiato. Per talune funzioni bisognerebbe sempre chiedersi se il beneficio, al netto dei costi dell‟intermediazione politica, giustifichi l‟aumento della pressione fiscale che ciò comporta. Il Piano Cottarelli documentava inoltre diverse misure per ridurre il numero di queste aziende, dalle attuali 8.000 a 1.000, ovverosia quante sono ora in Francia, laddove pure la presenza dello Stato è penetrante e pervasiva. Nello specifico, nonostante che trattasi di lavori possibili, nulla però accade. Sarebbe possibile un alleggerimento della tassa sulla casa molto colpita in questi ultimi anni da una manovra fiscale senza eguali in Europa? Sappiamo bene che la ricchezza delle famiglie italiane si concentra in particolare su asset non finanziari che sono costituiti per quasi l’80% da beni immobili, contro il 60% della Germania e il 40% della Francia. E’ dunque così difficile credere che l‟aumento della tassazione della casa dai 9 miliardi del 2012 a 26 miliardi del 2015 non abbia avuto drammatici effetti recessivi? Una misura, oltretutto, che ci ha portato in cima alla classifica dei Paesi Europei per aumento delle tasse sulla casa negli anni della crisi: più 123% a fronte di una media europea del 21%.

5. E’ mio convincimento che una parziale rilettura delle politiche fiscali sulla casa sia più che mai opportuna, anzi fondamentale.
Va osservato che alcuni pregevoli esperti hanno asserito che il calo dei consumi non è riscontrabile a partire dal 2008, anno d‟inizio della crisi finanziaria, ma dal 2012 allorquando fu introdotta l’IMU facendo crollare la fiducia di noi cittadini di poter mantenere il valore del proprio immobile riducendo di conseguenza, in misura rilevante, i consumi. Ho la convinzione che una politica fiscale orientata allo sviluppo e alla crescita non possa prescindere da centrare importanti obiettivi come la rigenerazione urbana, visto che più del 70% degli edifici risale a fine anni ’60. Si dovrebbe favorire lo scambio o permuta tra vecchio e nuovo, favorendo un processo di sostituzione edilizia che ha luogo da alcuni anni in tanti Paesi europei con ottimi risultati in termini di vivibilità e rinnovamento urbano.

Come riferito in altra mia precedente nota, si dovrebbe riprodurre “il sesto senso” messo in azione, per l‟appunto, dai Paesi più creativi ed efficienti. L’edilizia, come sappiamo bene, stimola e rimorchia ogni e qualsivoglia pluralità di Imprese. Alla luce di quanto sopra, sarebbe interessante conoscere le tue riflessioni. Se d’accordo, svilupperemo anche questo tema nel corso della riunione già fissata per l’entrante settimana. Tanta cordialità,

Giuseppe Perugini di “punto d’incontro” Rione Marche

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: