La nota di Giuseppe Perugini: “La conoscenza di EXPO Milano 2015”

downloadSono salito sulla Metrò numero uno per andare a visitare l’EXPO Milano 2015. Circa mezzora dopo ero arrivato alla sua stazione, a due passi dall’ingresso. “Nutrire il pianeta, energia per la vita” è il Tema, il filo logico che attraversa tutti gli eventi organizzati sia all’interno sia all’esterno del territorio espositivo. Expo Milano 2015 è l’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame, dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute collegati a un’alimentazione sbagliata e troppo cibo.

Per queste ragioni servono scelte politiche consapevoli, forme e stili di vita sostenibili. Attraverso l’impiego di scienze tecnologiche sarà certamente possibile trovare un equilibrio tra risorse e loro consumo. Ogni rappresentazione, ogni momento e ogni Partecipante di EXPO Milano 2015, declina e interpreta detto pensiero, il vero Tema della manifestazione.

Le parole “nutrire, pianeta, energia, vita” prese una a una sono piene di contenuti e punti di vista. Hanno radici lontane e si legano, con ordine, nella réclame di EXPO. Testimonianze di un mondo in cui l’alimentazione è divenuta uno dei più grandi problemi, dove l’energia rappresenta i fabbisogni fondamentali e dove la vita dipende dall’ambiente e dal cibo.

All’EXPO Milano 2015 non ho sentito proferire, tuttavia, la parola “inquinamento”, cioè di quanto esso gioca nelle nostre vite che avvelena i nostri alimenti e le nostre acque: in altre parole la salute e le nostre vite. Ipotizzo, quindi, che ci sia stata una pensante disattenzione. L’ambiente è fatto anche dell’aria che respiriamo. Siamo fatti di quello che mangiamo e il corpo vive fino a quando c’è il respiro che manda energia vitale. E, come risaputo, l’inquinamento si spande nei nostri corpi.

Il mio primo intento è stato quello di visitare il nostro articolato palazzo, ovvero il Padiglione Italia. Il suo spazio espositivo è posto su uno dei quattro punti cardinali, quello nord. Il Padiglione è testimonianza delle memorie di tante nostre esperienze. Il suo esterno è come una macchina potente e autorevole tenuta insieme da un’intrecciatura di tiranti, bande e liane sintetiche che sembrano un ornamento esterno, piuttosto che un insieme ordinato di elementi. L’interno è più esaltante dell’esterno.

Se fossero stati presenti anche i bronzi di Riace, sono sicuro che avremmo fatto bingo. Dinanzi al Palazzo Italia sorge l’albero della vita, alto quasi quaranta metri. L’anfiteatro d’acqua tutta attorno è teatro di musiche, svaghi, zampilli e colori. E’ un’opera d’arte, un capolavoro.

Nella serata del 30 aprile lo avevo visto alla TV, a casa. Lo spettacolo aveva avuto luogo davanti al Duomo. Osservarlo e ammirarlo dal vivo è davvero un’altra immagine. Il cosiddetto Decumano, cioè la strada centrale che fiancheggia i Padiglioni dei vari Paesi, è pertinente, leggero ed elegante. Seguito nella visita ai Padiglioni. Capisco, tuttavia, che ci vorrebbe più di un giorno per osservare e ammirare accuratamente tutti i Padiglioni.

Il Padiglione Zero è l’area espositiva più imponente dell’intero EXPO. Il suo Tema è legato all’obiettivo ONU di portare la fame del mondo a zero. L’esposizione si apre con la bella similitudine di una biblioteca enorme, simbolo della conoscenza umana. Nulla di tecnologico di per se stesso, ma dall’impatto scenico incredibile.

Il Padiglione tedesco, anch’esso da contemplare, profuma di resina. Quello cinese assomiglia alla schiena di un dragone rosso con mattonelle di ceramica che riproducono le orme delle scaglie. Al suo interno tanti schermi nel buio fanno vedere paesaggi fiabeschi: le risaie di montagna che seguono i terrazzamenti, i pendii e i profili delle sporgenze e fantastici voli di cormorani. In obiettività, dico subito che è un po’ quello che mi sarei aspettato dal Padiglione Italia e cioè le affascinanti rappresentazioni a scorrere dei vigneti, degli uliveti, dei castelli, dei borghi antichi, eccetera.

Le due vie di comunicazione principale sono stracolme di gente. Incontro alcuni colleghi arrivati in quel momento. Mi soffermo con loro per circa dieci minuti. Siamo entusiasti della bellissima giornata e delle meravigliose rappresentazioni del tutto in linea con l’Esposizione Universale. Nessuno di noi aveva dubbi. Non siamo forse normali, ma comunque e sempre diamo il massimo solo quando siamo con le spalle al muro e con l’acqua alla gola. Abbraccio e saluto i cari amici.

In lontananza vedo un Padiglione con delle scritte in arabo. E’ il bellissimo palazzo della Coca Cola. Il Padiglione di Israele ha sul fianco un paesaggio agrario in verticale. E’ toccante. Come ben sappiamo, in Israele il problema dell’acqua e del cibo è molto avvertito. Il verde, l’ocra, il giallo e il marrone danno forma a disegni sullo sfondo nero del deserto. In altri spazi ci sono giganteschi cerchi verdeggianti disegnati dalla rotazione degli irrigatori. Il Padiglione colombiano permette di passeggiare sopra uno scampolo di foresta pluviale. Seducente.

Quello del Regno Unito è a forma di alveare in cui si può seguire ogni tipo di alimento: dalla pianta che produce fino al consumo. Sono un po’ stanco. Rimando ad altra data la visita al Padiglione del Messico suggeritomi da due amici manager del Comune di Milano. A loro avviso, il Padiglione del Messico è un vero e proprio incanto. M’incammino verso la stazione del Metrò, ove ero sceso. Sono contento. E’ stata una bella giornata.

Giuseppe Perugini
Milano, 25 aprile 2015

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