IL COMMERCIALISTA: Bonus 80 euro, facciamo il punto

Il Governo Renzi ha approvato il D.L. n. 66/2014 che porterà nelle tasche dei lavoratori italiani 80 euro in più. Il bonus arriverà con lo stipendio di maggio. In questo articolo si cercherà di fare un po’ di chiarezza sul meccanismo di erogazione del bonus.

Innanzitutto, potranno ricevere il credito coloro che hanno un reddito complessivo formato da:

  • redditi di lavoro dipendente;
  • redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente;
  • compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative;
  • indennità e i compensi percepiti a carico di terzi dai lavoratori dipendenti per incarichi
  • svolti in relazione a tale qualità;
  • somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio, premio o sussidio per fini di
  • studio o addestramento professionale;
  • redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • remunerazioni dei sacerdoti;
  • prestazioni pensionistiche comunque erogate dai fondi di previdenza complementare;
  • compensi per lavori socialmente utili.

Restano esclusi:

  • i pensionati;
  • le c.d. partite Iva;
  • chi non riceve un reddito complessivo che comprende almeno uno dei redditi che
  • specificatamente danno diritto al bonus;
  • chi, pur avendo un’imposta lorda “capiente”, è titolare di un reddito complessivo
  • superiore a euro 26.000;
  • chi non deve alcuna imposta, generata dai redditi sopra indicati, dopo aver riconosciuto
  • la sola detrazione per reddito di lavoro dipendente (incapienti).

Viene riconosciuto automaticamente dal datore di lavoro in busta paga sulla base dei dati reddituali di cui è a conoscenza.

Le condizioni per l’accesso al credito sono:

  • conseguire nel 2014 un reddito di lavoro dipendente e/o assimilato non superiore a 26.000 euro all’anno;
  • il reddito deve produrre imposta da versare al netto della sola detrazione per reddito di lavoro subordinato

Per quanto riguarda gli “incapienti” si specifica che sono esclusi dal bonus coloro che percepiscono redditi fino a 8.145,32. Oltre questa soglia, infatti, i redditi iniziano a produrre Irpef da versare e se viene azzerata dall’applicazione di altre detrazioni, il credito spetta comunque. E’ la detrazione per lavoro dipendente, si ribadisce, a rilevare al fine del riconoscimento o meno dello stesso.

Al lavoratore dipendente che guadagna meno di 24.000 mila euro lordi all’anno, spettano 640,00 euro; entro i 26mila, poi, c’è una fascia in cui il bonus viene ridotto, fino ad azzerarsi completamente per i redditi oltre tale soglia.

Si riporta una tabella esemplificativa (fonte: http://www.altroconsumo.it)

 Reddito annuo lordo Bonus annuo 
da 0 a 8.000 euro  0
da 8.000 a 24.000 euro  640
24.500 euro  480
25.000 euro  320
25.500 euro  160
da 26.000 euro in poi  0

Per redditi compresi tra 8.000 e 24.000 euro la detrazione è fissa a 640 euro. Per i redditi compresi tra i 24.000 e 26.000, invece, la detrazione viene calcolata in base al reddito.

Il bonus Irpef viene calcolato sul reddito complessivo annuo e viene diviso per il numero di stipendi che verranno percepiti dal mese di maggio fino a fine anno, quindi nella maggioranza dei casi sarà diviso per 8 (buste paga da maggio a dicembre). Come avviene per le detrazioni da lavoro dipendente, il bonus viene rapportato al periodo di lavoro svolto nell’anno.

I lavoratori domestici rientrano tra i beneficiari del bonus, ma sono privi di sostituto d’imposta perché la famiglia non è tenuta a operare alcuna ritenuta fiscale. L’agenzia delle Entrate, con circolare 8/E/2014 ha chiarito che tali lavoratori potranno richiedere il credito in dichiarazione dei redditi per il periodo di imposta anno 2014.

A tale modalità potranno ricorrere anche coloro che, pur avendone diritto, non hanno ricevuto il credito dal sostituto.

Altro punto da chiarire è che la norma non indica un valore mensile bensì un ammontare annuo riferendolo all’intero periodo di imposta. In base a tale regola il credito è in realtà di 53,33 euro al mese (640,00:12). Chi lavorerà per tutto il 2014 riceverà il credito in misura fissa di 640,00, ma tale considerazione avrà riflessi per chi lavora parte dell’anno.

Un ultimo punto su cui vale la pena spendere due righe è la questione tagli alle detrazioni.

Ad essere messi a rischio non sono gli assegni famigliari né le detrazioni per figli a carico, bensì le detrazioni per il coniuge a carico.

In uno dei passaggi del Job Act si prevede l’introduzione del tax credit, quale incentivo al lavoro femminile.

Si parla di armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico che nella sostanza si concretizza in un credito di impresa per l’assunzione di donne lavoratrici anche autonome con figli minori e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito complessivo della donna lavoratrice.

Claudia Marziali

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