Montecosaro su Emotions Magazine Viaggi e Cultura

Montecosaro è uno dei Borghi Più belli d’Italia, tra i più piccoli del Maceratese, stretto su un colle che domina la Valle del Chienti. E’ Bandiera Arancione, marchio di qualità turistico-ambientale assegnato dal Touring Club Italiano, e non dista che 9 km dal mare di Civitanova Marche. Il paesaggio è dolce, senza dissonanze, e i suoi abitanti -appena poco più di 5.000, tra centro storico e la pianura- vivono di agricoltura e dell’artigianato calzaturiero. Solo da pochi anni un turismo non frettoloso ha scoperto i suoi monumenti della fede, le pievi romaniche, le torri medievali di avvistamento e la bellezza di una campagna verdissima. Ma Montecosaro ha qualcosa in più dei tanti borghi immobili che vivono di rendita su un grande passato e non solo nelle Marche.

I suoi abitanti mostrano con orgoglio il settecentesco Teatro delle Logge, poco più di una bomboniera con tre ordini di palchetti ma dalle grandi stagioni liriche e il Museo del Cinema a Pennello, dedicato alla grafica pubblicitaria cinematografica. Unico al mondo e visitatissimo anche dagli stranieri, ospita bozzetti originali della settima nello storico Palazzo Marinozzi. In più le istituzioni locali, pur nella ristrettezza dei bilanci e con l’aiuto determinante di giovani e volontari, promuovono iniziative culturali, molte dedicate a riproporre rievocazioni storiche e tradizioni contadine con sagre e feste a tema.

Per cominciare a conoscere Montecosaro si varca la Porta di San Lorenzo, accesso al nucleo fortificato trecentesco, un tempo dotata di una pesantissima grata in ferro che veniva gettata dall’alto in caso di pericolo. Trasformato nei secoli, l’attuale centro storico conserva l’impianto urbanistico seicentesco, dominato dalla Torre Civica, riedificata nel Settecento sulle rovine di quella medievale. La campana però è la stessa, quella che chiamò la piazza all’insurrezione anti-feudale del 1568, repressa nel sangue. Una curiosità: per anni la torre e la cittadinanza ne furono private perché i dominanti la ritennero un pericoloso “soggetto insurrezionale”. Da visitare la Chiesa del Santissimo Crocefisso dei Sassi e quella dedicata a San Rocco per ringraziarlo di aver guarito una pestilenza. A pianta ottagonale, ospitò San Nicola da Tolentino per un anno.

Bellissime nel loro impianto originario anche se rimaneggiare nei secoli, la Collegiata, ex Pieve di San Lorenzo, Sant’Agostino e la Chiesa delle Anime. Non dimostra i suoi 700 anni di storia il Convento Agostiniano, ora Palazzo Comunale e sede museale di antichi reperti. Al centro del chiostro un pozzo-cisterna che serviva a filtrare l’acqua piovana con un ingegnoso sistema di strati di ghiaia e carbone per renderla potabile. Il Cassero, punto più alto del paese, oggi parco urbano, era un tempo un’imponente fortezza ma oggi ha la funzione di belvedere sulla vallata verdissima e fertile, punteggiata da chiese romaniche. Un tempo malsana e paludosa fu bonificata dai monaci farfensi e restituita all’agricoltura. Ancora oggi è coltivata a cereali, frutteti, oliveti e vigneti con i confini segnati da file di querce, lecci, aceri e da siepi di alloro e agrifoglio.

La testimonianza storica più importante è la Basilica di S. Maria a Pié di Chienti, definita nei documenti farfensi S. Maria in Insula per evidenziare le caratteristiche del territorio, soggetto alle esondazioni del fiume. Su due piani, conserva la solennità di monastero altomedievale, mediazione tra lo stile lombardo e borgognone. La luce entra morbida, filtrata dalle piccole bifore in alabastro, Da molti anni, come in tutta la parte collinare medioadriatica all’attività agricola si è aggiunta quella dell’artigianato delle scarpe. Qui nascono le griffes più famose che si vedono nelle vetrine del lusso, e c’è ancora qualche vip che viene apposta per averle su misura. Molti laboratori aprono volentieri le porte ai visitatori ed è difficile sottrarsi al rito dello shopping agli outlet.

Ma ci sono altri buoni motivi per visitare il centro storico e i dintorni di Montecosaro. Parliamo dell’enogastronomia, un segmento turistico che cresce ogni anno con numeri a due cifre e che riveste una grande importanza economica. Capofila di una nuova generazione di promotori turistici intelligenti sono Daniela e Fiorenzo, bresciani, a cui una laurea tardiva a Urbino, con figli già cresciuti, ha fatto scattare l’amore per questa terra. Oggi la loro country house è un modello di ospitalità e la promessa comincia dal nome: si chiama “Il dolce far niente”. Totale il relax, confortati e coccolati, ma soprattutto inseriti nella vita locale. A pranzo e a cena con gli ospiti siedono a tavola vignaroli e allevatori, si mangiano i maccheroncini di Campofilone, fatti in casa poco prima, magari dando una mano alla bravissima Catia, il ciauscolo e i robusti Vincisgrassi, immancabile e complicato piatto della festa a base di ragù di varie carni e tanta besciamella.

Soprattutto si entra in armonia con la gente del luogo ed è inevitabile scoprirsi subito amici. Qui la conoscenza vera del territorio e delle sue tradizioni è fatta senza filtri. Collaborano in tanti a questa formula, che dovrebbe essere estesa ad altre realtà rurali. C’è Roberta che fa indimenticabili coppe, salami e salsicce di fegato solo con i suoi maiali ben allevati e ben nutriti. Si lamenta di non poterli stagionare i salumi più a lungo perché vanno a ruba e la quantità è solo quella concessa dalla grufolante e apparentemente felice materia prima. Ci sono i tre fratelli Castignani -una grande famiglia allargata che a tavola conta 25 persone tra grandi e piccoli- che fanno vino e olio privilegiando le cultivar autoctone, e Aldo, di professione geometra, che alleva i suoi vitigni con un occhio al passato ma completamente votato al bio. Alla country house arrivano anche i ristoratori anconetani per parlare della loro idea di cucina tradizionale, ma perché no, con una punta di innovazione. Altre strutture locali si stanno ispirando a questa nuova formula turistica innovativa dei coniugi bresciani, sicuramente l’unica in grado di far vivere un territorio.

A dare grande visibilità anche internazionale a questo piccolo centro marchigiano è stato il Museo del Cinema a Pennello, da visitare con la guida del sempre disponibile Paolo Marinozzi che ha voluto mettere a disposizione di tutti la sua personale collezione che occupa due piani del suo palazzo di famiglia. In un percorso espositivo di 400 metri quadrati, articolati su due piani comunicanti, sono esposti oltre 130 bozzetti originali divenuti poi manifesti pubblicitari che dovevano riprodurre l’intensità espressiva degli attori per stimolare il pubblico a vedere il film. Venne Claudia Cardinale a inaugurare il museo che ospita quelli dipinti fin dagli anni Trenta da cartellonisti come Martinati, Brini, Ballester, Capitani, De Seta e negli anni successivi da Olivetti, Ciriello, Nano, Manno, Cesselon. Gli ultimi a praticare l’arte del bozzetto furono i fratelli Nistri, Simeoni, Iaia, Putzu, Casaro, Avelli, Biffignandi, Mos e Gasparri perché negli anni Settanta le nuove tecniche grafiche fecero decadere la pratica artistica. Tanti bozzetti hanno come protagonisti Totò, Ornella Muti, Abbe Lane, Gina Lollobrigida, Stefania Sandrelli e gli scanzonati personaggi degli Spaghetti-Western, ma sono talmente numerosi (circa 750) che verranno esposti a rotazione. Pezzi storici sono gli abiti delle dive e una curiosissima sedia a forma di Marilyn, dalla quale, sedendo, ci si illude di essere abbracciati.

Le Marche sono state a lungo fuori dai circuiti turistici, private della possibilità di far conoscere la sua bellezza artistica e naturale. Per questo Montecosaro negli ultimi tempi ha saputo diversificare la propria offerta intraprendendo iniziative originali, ma ha anche dato visibilità ai paesi vicini come Montelupone, anch’esso compreso tra i borghi più belli d’Italia e ai tanti altri piccoli centri agricoli che spesso regalano soprese artistiche, come Morrovalle, Montegranaro, Sant’Elpidio a Mare. Coltivare la terra qui è un’attività vissuta non come ripiego ma con la soddisfazione di ottenere prodotti di qualità e vere eccellenze enogastronomiche. Il paesaggio, modellato nel tempo dalle mani degli uomini, è rispettato nonostante l’impiego delle più moderne tecniche agricole perché la terra -qui lo hanno capito più che ai summit internazionali- va protetta e non sfruttata. Lo dimostrano le molte realtà socio-economiche che operano nel biologico, contro la chimica e la manipolazione genetica. C’è sempre qualcosa di bello da fare e da vedere a Montecosaro, da gennaio a dicembre: feste patronali e sagre, processioni religiose, teatro in piazza, concerti, rievocazioni storiche e gare sportive. Fortunata anche la sua posizione geografica: dista 16 km da Recanati e Loreto, 20 da Macerata, 30 da Tolentino, altrettanti dalla Riviera del Conero e 53 dall’aeroporto di Ancona.

Emotions Magazine Viaggi e Cultura
Mariella Morosi

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