Quando Lucio Dalla dimenticò il clarinetto a Montecosaro

“Non fare il furbo Marinozzi! So con sicurezza che ho lasciato il mio preziosissimo clarinetto da te. Adesso torno indietro a riprenderlo: per far prima, aspettami sotto l’arco del palazzo. E, ripeto non fare il furbo: ti faccio saltare casa se pensi di nascondermi il clarinetto!”. La telefonata (dal tono allegramente ‘minaccioso’ che non ammetteva tuttavia tergiversazioni) di Lucio Dalla a palazzo Marinozzi, di Montecosaro, sede dell’ormai celebre museo del Cinema e del club del Collezionismo, arrivò in quella serata del marzo 2001 quando il celebre cantautore bolognese era partito da una mezzoretta (erano le 20) e Paolo, il padrone di casa, si era già rapidamente abituato all’idea di fare del clarinetto -icona storica della musica italiana dal dopoguerra ad oggi- il pezzo forte, l’oggetto cult: in una parola, l’attrazione del suo museo che nei revival dei miti dello spettacolo italiano stava edificando una solida, brillante tradizione (lo scorso anno è stata la volta di Claudia Cardinale).

“Se prima eravamo I Flippers”, mutuando un loro celebre tormentone (“Se prima eravamo in due, ora siamo in tre a cantare…”) era il titolo dato da Paolo Marinozzi per quell’evento cui aveva lavorato per oltre un anno. Il tempo per convincere il grande Lucio ad intervenire alla serata di Montecosaro. Tutto era nato da un incontro al ristorante “La Luma” di Giovanni Bartolini tra Marinozzi e Romolo Forlai, vibrafonista dei Flippers, mitico complesso che aveva furoreggiato negli anni 50/60 e che aveva visto l’esordio assoluto nel 1959 del sedicenne Lucio Dalla, clarinettista, ma non ancora cantante. Con I Flippers, Dalla suonò per due anni, in tourneè per tutt’Italia. I nomi degli altri musicisti? Tutti avrebbero fatto grandi carriere: alla batteria Fabrizio Zampa, poi inviato speciale de Il Messaggero; al pianoforte Franco Bracardi (deceduto 3 anni fa) divenuto popolarissimo al Maurizio Costanzo Show; alla tromba Max Catalano, lanciato da “Quelli della notte”; al vibrafono, il sopracitato Forlai, marchigiano d’adozione avendo sposato una settempedana -tuttora si divide tra Roma e la sua casa di campagna vicino alla chiesa del Glorioso.

“Sarebbe dovuto venire anche Renzo Arbore –ricorda Marinozzi- aveva già prenotato l’albergo. Poi, proprio il giorno dell’evento, un venerdì, aveva dovuto disdire l’impegno perché Marisa Laurito l’aveva voluto testimone delle sue nozze. Al telefono mi disse: ‘Viene Dalla? Gran colpo, Paolo! Lucio, sapessi, è un gran ‘orso’”. In effetti della presenza di Dalla non ci contava all’inizio neppure Forlai quando Marinozzi cominciò ad organizzare l’evento sui Flippers. “Inutile provarci: lui da allora non ci ha più cercato, e se ci abbiamo provato noi, non ha mai risposto”. Ma l’uomo del Collezionismo è notoriamente un ciclone e riuscì nella mission ritenuta impossible da chi conosceva l’ex ragazzo del clarinetto. “Lui volle che io gli mandassi alla villa tremitana tutta la documentazione dei passati eventi, a cominciare da quello su Totò. Passarono i mesi, dodici, prima che ritenne l’evento giusto ed importante da meritare la sua presenza. Alla fine decise: ‘Verrò, ma sarà per due ore al massimo, lungo la strada Bologna… una partecipazione volante. Però una cosa la prometto: porto il mitico clarinetto dei miei inizi e che mi ha sempre accompagnato in tutta la mia vita artistica ”.

Lucio Dalla fu di parola. Venne con il clarinetto. Presenti al completo I Flippers: Zampa, Bracardi, Catalano e naturalmente Forlai. Venne Edoardo Vianello che con loro aveva inciso il suo primo grande successo: I Watussi. E venne pure Don Backy. Fu una serata memorabile. Tanti i ricordi. Uno riguardava anche il cantante maceratese Jimmy Sbriccoli che con I Flippers (al clarinetto, Lucio Dalla) aveva inciso ‘Il cha cha dell’impiccato”. Il testo, per quei tempi abbastanza …disinvolto, concludeva così: “…va a morire ammazzato”. Molte critiche giunsero a Sbriccoli il quale ottenne dalla Rca che il suo nome sulla copertina fosse coperto: cosa che avvenne grazie all’apposizione dell’etichetta della stessa Casa discografica.

L’aneddoto più gustoso riguardò proprio Dalla. Grandi risate intorno a Zampa che ricordava con la consueta brillantezza un episodio torinese del complesso, che aveva ottenuto un ingaggio ambito in un night club di grande eleganza. Il titolare, conoscendo la stravaganza del pur bravissimo clarinettista che interveniva sul palco senza calzini, pretese che per quella sera tra tanti tight e scintillanti abiti da sera, lui se li mettesse oltre ad una cura più formale del corpo. Con sostanziale sorpresa di tutti i compagni di lavoro che peraltro si erano raccomandati a lui perché quell’ingaggio non saltasse, Lucio acconsentì. Ed infatti chi avrebbe osservato pur attentamente il clarinettista sul palco, non avrebbe avuto nulla da obiettare. Calzini neri fasciavano le caviglie ben esposte da pantaloni al solito molto corti. Ma da vicino era ben chiara la beffa di quel ragazzo geniale: con il lucido nero da scarpe aveva diligentemente tinto polpacci, caviglie e tutto il resto. La forma era salva, le narici di Zampa, Bracardi, Catalano e Forlai, no!

“Quella sera, dopo la ‘minacciosa’ telefonata dal casello di Porto Recanati-Loreto dell’autostrada A14, vidi di lì a poco piombare a tutta velocità l’auto di Dalla sul luogo convenuto, vicino casa mia. Scortato da due guardie del corpo, Lucio riprese il suo amatissimo clarinetto di cui non si sarebbe mai privato per tutto l’oro al mondo” ricorda Marinozzi. E i Flippers? “Ne conservo la divisa storica, naturalmente collezionata. Ma vuole sapere una cosa? Dopo Montecosaro, hanno ripreso a suonare. Senza Lucio, naturalmente”.

Maurizio Verdenelli
Tratto da Cronache Maceratesi

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